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Passito e Superiore avanzano Ora sono diventati vini doc

Il Bianco di Custoza si espande nello spazio (dei vini) e conquista la denominazione d’origine controllata per le tipologie Passito e Superiore. Custoza è una frazione di Sommacampagna, in provincia di Verona. In passato, stazione di guardia e custodia dei passaggi sulla via romana Postumia. La viticoltura della zona, di ascendenza etrusca (vasi rituali per brindisi datati secondo e primo secolo avanti Cristo sono stati ritrovati in una tomba a Valeggio sul Mincio), è attestata da mappe e documenti di compravendita fin dai tempi di Carlo Magno (nono secolo). Dopo il transito di pellegrini, commercianti e soldati, oggi sono gli amanti della cultura rurale a percorrere il pregiato territorio di produzione del Bianco di Custoza, che si estende dal fiume Adige (in prossimità di Bussolengo), alle colline di Sommacampagna, Sona e Valeggio, alla valle del fiume Mincio, al laghetto del Frassino, fino a lambire il lato sud est del Garda, a Peschiera e Lazise. Le cantine mostrano i gioielli di famiglia più antichi (il Bianco si è fregiato della Doc esattamente trent’anni fa) e i più recenti (Passito e Superiore), nati ufficialmente con il 2001, ma frutto di un’accurata cura del vigneto, in opera da qualche anno. Una ventina di aziende, sulle quaranta produttrici, hanno destinato una parte scelta della sana e generosa vendemmia al Passito. Si parte con la cernita delle uve secondo gli usi tradizionali (i grappoli migliori vengono raccolti con il cesto) e destina all’appassimento non più di 5 tonnellate per ettaro, con una resa massima delle uve in vino non superiore al 40 per cento. I grappoli riposano sui granai con ventilazione ad hoc. La vinificazione procede unicamente con pratiche enologiche locali, leali e costanti, per trasmettere al vino le ottime caratteristiche intrinseche delle uve. Nasce così un Passito di colore giallo dorato; odore intenso e fruttato; sapore amabile o dolce, vellutato, armonico, di corpo leggermente aromatico, con eventuale leggera percezione di legno; gradazione alcolica minima. L’immissione al consumo avviene non prima del primo settembre successivo a quello della vendemmia. Poichè prevalgono i vitigni aromatici (Malvasia, Riesling), il prodotto conserva il profumo di fiori e confettura (miele, marmellata); il sentore di vaniglia e tostato proviene dalla botte in rovere. Il Superiore nasce dall’evoluzione del vigneto, grazie alla riduzione della resa uva – ettaro (12 tonnellate al massimo, rispetto alle 15 della coltura specializzata), all’infittimento delle viti, alla diminuzione della quantità di grappoli, alla scelta della posizione migliore e più soleggiata. Nasce così un vino più concentrato e di più lunga conservazione. Il nuovo disciplinare è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del’11 agosto scorso. Il Superiore, di colore paglierino, tende al giallo dorato durante l’invecchiamento. Di sapore morbido e armonico, ha una gradazione minima di 12. Questi i numeri del Bianco di Custoza: 170 mila quintali di uva, prodotti su 1364 ettari da 651 viticoltori, 110 mila ettolitri, pari a 13 milioni di bottiglie, vendute prevalentemente nel nord Italia (l’esportazione, pari al 20 per cento, è diretta soprattutto verso la Germania, l’Austria, l’Inghilterra, gli Usa). È uno dei pochi vini in cui la resa uva-vino non supera il 65 per cento. Queste le varietà di vitigni: Trebbiano toscano 20-45 per cento; Garganega 20-40 per cento; Tocai friulano detto Trebianello, 5-30 per cento; Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Cortese, denominato Fernanda, da soli o congiuntamente, 20-30 per cento. Il Consorzio di tutela, costituito nel 1972, è presieduto da Albino Piona e diretto dall’enologo Giulio Liut. In occasione del riconoscimento della Doc al Passito e al Superiore, domani alle 20.30, nel centro polifunzionale di Custoza, terrà una relazione il professor Rocco di Stefano, direttore dell’istituto sperimentale di enologia di Asti. Seguirà una degustazione.

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