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Un arsenale in fondo al Garda

Il Lago di Garda? Una vera e propria polveriera, mantenuta in sicurezza da milioni di metri cubi d’acqua che proteggono ogni genere di residuato bellico: proiettili di mortaio, granate, cartucce inesplose, bombe d’aereo (poche), mine. Un arsenale alimentato dagli eserciti schierati negli ultimi due conflitti mondiali e che ha lasciato ai posteri una eredità alquanto sgradevole, soprattutto quando i residuati vengono alla luce e occorre renderli inoffensivi. A riportare d’attualità il tema della presenza di ordigni nel bacino gardesano è stata la caccia alle quattro bombe d’aereo sganciate un paio di anni fa da un aereoplano americano al rientro da una missione in Kosovo. Ripetute ricerche condotte dagli uomini del Comsubin della Marina militare di La Spezia non hanno però trovato nulla. Per il resto, il lavoro non manca agli uomini del Genio militare dell’Esercito che fino a un paio di anni fa, insieme ai colleghi dell’artiglieria, avevano il compito istituzionale di procedere alla neutralizzazione degli ordigni inesplosi. Ora le competenze, per questioni di riorganizzazione logistica e operativa, da poco più di un anno fanno capo al Genio militare di Padova, alla 5ª direzione guidata dal colonnello Arturo Porrino (nel caso di ordigni da ricercare), e ai singoli «Reggimento genio» di Piacenza, Cremona, Legnago, Trento, Udine (nel caso gli ordigni fossero già venuti alla luce). Le bonifiche di materiale ripescato nel lago di Garda non si contano più; l’ultima operazione, la più significativa, risale al marzo dell’anno scorso, a Sirmione , quando i militari tirarono fuori dall’acqua ben 70 bombe d’aereo da 13 chilogrammi ciascuna e 8 bombe da mortaio da 80 millimetri. Non fu possibile farle brillare sul posto, per cui gli uomini dell’Esercito le trasportarono in un campo dell’entroterra per farle esplodere in tutta sicurezza. Sicurezza per gli abitanti, un po’ meno per i militari visto che la cronaca racconta di numerosi incidenti occorsi a squadre impegnate nella bonifica. Nel 1986 l’esplosione di una granata tedesca della Seconda guerra mondiale causò la morte di una squadra (tre uomini) di artificieri ad Alessandria. Quando poi i militari decidono l’evacuazione degli abitanti che risiedono nelle vicinanze dell’ordigno scoperto va ricordato che si tratta di una precauzione indispensabile. L’esplosivo contenuto in una bomba d’aereo di 500 libbre (circa 240 chilogrammi) supera il centinaio di chili. La zona di evacuazione in questo caso deve coprire un raggio di almeno 800 metri. Al Genio ricordano ancora (è un caso limite, ma rende bene l’idea) la deflagrazione di una bomba d’aereo che fece volare a una distanza di una dozzina di chilometri una scheggia grande quanto un foglio di carta formato A4. Le precauzioni, quindi, non sono mai da sottovalutare. Nel Bresciano è in programma una operazione di bonifica alla Fascia d’Oro di Montichiari, nella zona dell’ex Vulcania dove insieme ad una bomba d’aereo i militari hanno rinvenuto un gran quantitativo di altro materiale esplosivo che verrà fatto brillare sul posto. Tornando agli ordigni nel lago di Garda si attende il via libera (leggi i fondi necessari) per una bonifica di vaste dimensione, una delle più difficili degli ultimi anni, intorno all’ isola di Trimelone (Comune di Brenzone). Sul fondale giace materiale esplosivo di vario genere finito in acqua in seguito ad una singolare circostanza. Negli anni ’50 l’isola di Trimelone era stata trasformata in una sorta di grande magazzino di materiale bellico recuperato. Un incendio e poi una violentissima esplosione ricacciarono nel lago gran parte degli ordigni riposti nelle casematte. Il progetto di bonifica è pronto da tempo; gli uomini del Genio aspettano l’ordine, ma rimane la questione delle risorse da recuperare, ingenti, visto che si parla di qualche miliardo. In passato il lago di Garda ha registrato abbondanti rinvenimenti, come a Manerba nel 1976. Dalle acque antistanti il pontile di un campeggio i militari portarono in superfice un gran quantità di granate: 3 da 105 millimetri, 250 da 88 e 2 da 76; altri recuperi, per citare i più significativi furono portati a termine a Toscolano Maderno , quando tra agosto e ottobre dell’83 il lago restituì quasi trecento granate; oppure a Desenzano , nel maggio di due anni fa al Vo, con il disinnesco di pericolose bombe da mortaio di diverso calibro; ancora tra Desenzano e Rivoltella nel 1991, con il recupero di 400 bombe a mano e 400 proiettili. Generosa nei ritrovamenti lo è stata anche la sponda veronese del Garda, forse anche di più rispetto ai dirimpettai. Basta scorrere l’elenco delle pratiche archiviate dall’Esercito e soffermarsi su alcuni episodi. A Peschiera , ad esempio, nei pressi di un campeggio nel 1982 fu trovata una piccola Santa Barbara: granate di vario calibro, tubi di gelatina, bombe da mortaio, spolette; e se proprio non in acqua, ma pur sempre a Peschiera , l’ex deposito munizioni di Forte Ardietti nel novembre del ’95 regalò una «emozionate scoperta», granate, bombe razzo, bombe da mortaio, bombe a mano, bombe a mano al fosforo, centinaia di spolette e oltre un chilogrammo di nitroglicerina. Non scherza nemmeno Malcesine : nel maggio del’89 i militari recuperarono oltre settemila cartucce, centinaia di granate, mine, bombe a mano, bombe da mortaio e controcarro, ecc. E nel dicembre dell’anno successivo altra operazione per rastrellare granate, bombe a mano e fumogeni. Generosa, se così si può dire, anche la sponda trentina. A Riva del Garda , nel 1975 l’esercito recuperò granate, bombe da mortaio, bombe a mano; nell’84 addirittura misero le mani su quasi 30mila granate; a Nago di Torbole nell’81, in località Bagni di Nones furono ritrovate granate, mine, cartucce.

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