La Provincia di Trento, grazie ad una delle norme sancite nello Statuto di autonomia, gode tra gli altri privilegi di una consistente quantità di energia elettrica a costo zero, l’equivalente ad una percentuale di quella prodotta ogni anno nelle centrali che insistono sul suo territorio.
Con una delibera recente la giunta provinciale ha deciso di acquisire l’energia, per poi distribuirla gratuitamente alle utenze pubbliche (depuratori, ospedali, gallerie, strade, uffici…) di sua diretta (e non, come vedremo) competenza, anziché monetizzarla, come del resto ha sempre fatto fino ad oggi.
Reazioni e contestazioni alla delibera
Contro questa delibera si sono schierate l’Altogarda Servizi di Riva e l’Azienda Multiservizi Energia ed Acqua di Pergine Valsugana, due dei più grossi distributori trentini di elettricità.
Hanno presentato un ricorso al Tar contestando la legittimità del provvedimento non nel suo complesso (che peraltro recepisce le linee fondamentali della riforma in materia che è in atto a livello nazionale), ma nel momento in cui stabilisce che tra i beneficiari di questo bonus di energia ci siano anche utenze comunali, ovvero quella a cui AGS e AMEA forniscono la «loro» energia.
Una sorta di concorrenza sleale? Semplificando, sì. Tanto per dare un’idea: la Provincia ha a disposizione ogni anno qualcosa come 150 milioni di kW/ora, un po’ più del doppio dei kW/ora consumati in un anno da tutte le utenze di Riva e Arco.
A giudizio dei dirigenti e dei legali dell’AGS e dell’AMEA, la decisione della giunta provinciale è illegittima ed i motivi li spiegano in un corposissimo e complicatissimo ricorso.
Di queste tematiche hanno tra l’altro discusso i sindaci di Riva e Pergine Malossini e Anderle, che si sono incontrati proprio ieri sera presso il Municipio di Riva, concordando una linea comune nella «vertenza» con l’assessore provinciale Roberto Pinter.


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