In una risposta al consigliere Nerio Giovanazzi, che aveva richiesto alla Provincia la posa di alcune boe d’ormeggio provvisorio, per aumentare la sicurezza sul lago in caso di maltempo, l’assessore ai trasporti, Silvano Grisenti, (o chi per lui ha preparato la risposta) ancora una volta conferma di non conoscere il Garda. Risponde, infatti: “Condivisibili ragioni di sicurezza, in particolare la possibilità di attraccare un natante in navigazione ad una boa in caso di condizioni meteorologiche avverse, non devono peraltro confondersi, nell’ottica della salvaguardia ambientale, con la richiesta di avere più strutture, pontili, ormeggi e boe, con l’unico risultato di sovraffollamento e di intralcio alla navigazione o alla balneazione”.Giovanazzi, sollecitato da diversi naviganti, aveva chiesto la posa di una mezza dozzina di boe, dislocate lungo le due sponde, in baiette e ridossi bene identificati, utili per attraccare in caso di emergenza. I punti suggeriti, proprio perché “al ridosso”, sono fuori dalle rotte della navigazione e non sono frequentati per la balneazione. Non sta in piedi, pertanto il supposto “sovraffollamento” e, quanto alla “salvaguardia ambientale”, ci si chiede che danno possano costituire al paesaggio una mezza dozzina di boe, sparse lungo le due sponde.Più avanti Grisenti scrive che “la sicurezza è un obiettivo di primaria importanza”, tanto che “la Provincia ha istituito un servizio di pronto intervento e soccorso, di concerto con il Ministero dei Trasporti, la Regione Veneto, la Regione Lombardia, attivato da un numero blu e disponibile 24 ore su 24”.Appare chiaro che l’assessore si riferisce al servizio della Guardia Costiera, ma quello interviene solo se vi è serio pericolo per le persone e provvede, se del caso, a recuperare solo la gente lasciando la barca naufragata all’eventuale successivo recupero da parte dei Vigili del fuoco o dei Volontari del Garda.Quel che si voleva, con la proposta Giovanazzi, era proprio di poter evitare la situazione di pericolo. Mentre da Navene verso sud è facile trovare un pontile o una boa, tra le tante che vi sono, laddove la strozzatura tra i monti della sponda Bresciana e Veronese crea “effetto Venturi” e fa aumentare la forza del vento, proprio nella parte trentina, non vi sono ridossi utili dove poter attraccare temporaneamente. In questi giorni abbiamo avuto colpi di vento tremendi, improvvisi, anche se in certo qual modo prevedibili, che hanno sfiorato gli 80 – 100 chilometri l’ora. E la “tropicalizzazione” del clima fa prevedere che essi saranno sempre più frequenti. Che deve fare un navigante che si trova tra Navene o Limone e la sponda trentina a nord, per scapolare il colpo di vento? Se sapesse che vi sono alcune boe dove potersi attraccare, s’indirizzerebbe lì ed attenderebbe in sicurezza che la sfuriata passi.Se si ha la volontà politica di fare qualcosa, non costa nulla interessarsi direttamente presso i Circoli velici, ma non trincerarsi dietro frasi tipo “criteri adeguati sull’utilizzo delle aree lacuali, attraverso una compensazione delle diverse esigenze della navigazione, in servizio pubblico e da diporto, di attività sportiva, di balneazione, possono essere solo il risultato di una concertazione di diversi interessi dei vari soggetti interessati operanti sul lago, di cui portatori dovranno essere in primo luogo i Comuni rivieraschi, più vicini alle esigenze della popolazione del lago”.Una risposta in perfetto burocratese che fa venire il mal di testa. O, per rimanere in tema, il mal di mare…


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







