mercoledì, Gennaio 14, 2026
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Ambiente & sviluppo. L’Arpav lancia l’allarme: pochi i divieti di balneazione ma l’acqua è sempre peggiore

«Il Garda si sta ammalando Bisogna rifare le reti fognarie»

Le condizioni del Garda sono preoccupanti. Il più grande lago italiano può essere definito un caso critico, un paziente in cui la malattia non è ancora conclamata ma è potenzialmente in agguato perché ne mostra allarmanti sintomi tipici. Il giudizio arriva da un esperto: è a rischio l’intero ecosistema del Garda, un’ immensa creatura ancora sana, ma sull’orlo della crisi. Le acque del nostro lago vengono definite «sostanzialmente pulite», quindi chi non vuole rinunciare agli ultimi bagni non deve allarmarsi, ma la qualità sta lentamente peggiorando e il numero delle analisi batteriologiche sfavorevoli è in aumento. Così, in questi ultimi giorni estate, quando fare l’ultimo bagno è quasi un imperativo categorico, i turisti si trovano ancora davanti a fastidiosi cartelli che vietano la balneazione. E in alcune spiagge, a completare un quadro non del tutto invitante, sono anche apparse strane bollicine bianche galleggianti e verdi tappeti di alghe sfiorano la riva. Difficile fare diagnosi precise, oppure individuare cause scatenanti uniche. Certi fenomeni si sviluppano sempre per un insieme di fattori concomitanti, ci sono gli scarichi abusivi, il collettore sublacuale che continua a sversare a lago, molte condotte fognarie non sono idonee, il clima ha fatto le bizze. Ed ecco allra che il lago protesta. Tradotto in cifre, il problema potrebbe non sembrare grave, è vero. Ad oggi sono soltanto sei le spiagge chiuse e cinque quelle che attendono l’esito di analisi supplettive. Se si pensa che sulla Riviera degli Olivi i lidi sono 65 e che il problema è praticamente tutto concentrato nel basso lago, si potrebbe anche non drammatizzare. Ma bisogna ricordare che, soprattutto nella parte meridionale, il lago di Garda è in grave crisi da anni. E mentre la massa dei turisti continua ad arrivare e le costruzioni si moltiplicano, le strutture che servono le aree urbane si adeguano a fatica. Pare proprio uno sviluppo insostenibile. Preposto a monitorare le acque del Garda da Verona, è l’Ufficio del Lago di Garda dell’Arpav (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale del Veneto) e il responsabile di questa struttura è Giorgio Franzini, biologo. «Una delle nostre attività istituzionali particolarmente importante nel periodo di balneazione che va da maggio a settembre, è proprio il monitoraggio della qualità delle acque. Serve a tutelare la salute pubblica», esordisce Franzini. E quindi spiega: «In questi sei mesi, si devono fare 12 analisi routinarie, una ogni due settimane, e in base ai risultati dei campionamenti si stabilisce se la spiaggia va vietata ai bagni oppure no. Altre analisi, definite supplettive, vengono comunque fatte se il risultati non sono stati buoni». L’Arpav funziona anche come supporto tecnico-scientifico per altri enti: «Sempre per studiare vari problemi che la salute del Lago di Garda presenta, lavoriamo con i Comuni per localizzare fonti di inquinamento ed effettuiamo campagne di studio per la tutela dei canneti e della vegetazione sommersa; collaboriamo poi con le Università di Verona, Padova, Venezia, Milano e vari Cnr per monitorare lo stato di salute del Garda, facciamo sorveglianza “algale” e ne studiamo gli organismi e la sedimentazione». Al momento comunque, cioè durante la stagione turistica, il lavoro e la concentrazione sono soprattutto puntati sui prelievi e le analisi relative alle concentrazioni di coliformi totali e fecali e di streptococchi, alla fine di agosto e nelle prime settimane di settembre infatti la stagione dei bagni non è finita, e la salute di chi va in acqua va comunque tutelata. «Abbiamo quasi terminato il nono giro di analisi di routine e anche la maggior parte di analisi supplettive nei punti in cui si sono verificati problemi», spiega Franzini. Ed ecco quale è il quadro che risulta da tanti controlli: a Castelnuovo è chiuso il punto di balneazione 294, Campanello Sud; a Peschiera sono chiusi il punto 366, località Palazzo; il 298, spiaggia Conta; restano vietate ai bagni dall’anno scorso i punti 295, che corrisponde al lungolago Garibaldi e il 403, a San Benedetto; anche il 367 in località Fornaci ha il cartello di divieto. Si attendono alcuni esiti di analisi suppletive ma le prime indicazioni sembrano orientarsi verso risultati favorevoli. «Invece a Peschiera la situazione è patologica», precisa Franzini, «i superamenti sono stati molto gravi, fortunatamente stiamo lavorando bene con l’amministrazione comunale e l’azienda che gestisce il collettore si sta a sua volta impegnando per risolvere il problema». Eppure si continua a sentire ripetere che il sistema Garda funziona e che, fondamentalmente, questo grande lago è uno dei più sani d’Italia. «È vero che a livello generale la qualità delle acque del Garda è ancora buona», si affretta a precisare Franzini, «a Nord, zone come Torri, Malcesine e Brenzone non sono quasi mai interessate da fenomeni di superamento dei limiti batteriologici. Tuttavia, alla luce dei dati generali, soprattutto di quelli relativi alla balneazione, si vede che la qualità delle acque sta scadendo». Il biologo Franzini ricostruisce dunque la storia recente: «Dagli anni Cinquanta in poi è iniziato un peggioramento continuo dovuto agli eccessivi carichi antropici, il collettore ha portato un certo sollievo ma solo parziale, perché non ha mai funzionato perfettamente e gli sversamenti a lago sono stati molti e spesso importanti». Del resto, che il lago si possa gravemente ammalare, ambientalisti, medici e biologi lo vanno ripetendo da anni. Oggi Franzini lancia il suo monito: «Bisogna fare molta attenzione, questo ecosistema è delicato. Ora è soprattutto necessario effettuare interventi urgenti, e sicuramente i Comuni devono impegnarsi a fondo per controllare il reticolo fognario: è per esempio fondamentale svincolare le acque scure da quelle chiare, in maniera da ridurre la quantità degli scarichi che finiscono nel lago». Oltre all’alterazione dei parametri microbiologici, il Garda dà altre dimostrazioni di insofferenza, ha perso ad esempio la sua antica trasparenza di lago subalpino. E le cause di questo deterioramento sono solo in parte chiare. «Si continuano a vedere fioriture algali potenzialmente tossiche, non è un fenomeno da sottovalutare», sottolinea Franzini. I campanelli d’allarme ci sono tutti: «È in corso un netto cambiamento in peggio e si deve far qualcosa subito. Tra 10, 20 magari anche 30 anni, la situazione potrebbe essere compromessa e poi ci vorranno altrettanti anni per tornare ad una condizione accettabile. I tempi di recupero del Garda sono infatti di circa 27 anni: è lento ad evidenziare il problema, ma poi è altrettanto lento a riprendersi».

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