Prospettive di sfruttamento delle acque sotterranee
Nel futuro dell’’economia del Basso Sarca e di Arco in particolare si ritrovano a intravedere ottime prospettive di sviluppo legate alla presenza nel sottosuolo di importanti vene d’acqua in possesso di caratteristiche che ne potrebbero consentire uno sfruttamento di tipo termale: niente di nuovo, perché si tratta sempre dell’acqua scoperta nello scavo di un pozzo vicino alla chiesa di S. Giorgio.
La trivellazione è stata condotta a termine ormai tre anni fa da una ditta emiliana alla quale il servizio geologico provinciale commissionò uno degli incarichi nell’ambito dello studio del sottosuolo della valle del Sarca. La sonda incontrò acqua di ottima qualità e in grande quantità a una profondità inferiore ai duecento metri dal piano di campagna, spinta però da una pressione sufficiente a farla risalire fino a poche decine di metri dalla superficie, particolare che la rende, quando mai, interessante.
Analisi e sviluppo del progetto
Subito si considerò l’opportunità di sottoporre quella potenziale fonte termale ad analisi più dettagliate che stabilissero, senza alcuna approssimazione, caratteristiche e idoneità dell’acqua allo sfruttamento: potabile, termale o industriale. Ma non se ne fece mai nulla, perché la pratica, nonostante le attenzioni del dottor Ernesto Santuliana geologo provinciale, passò da un tavolo all’altro senza mai approdare alla fatidica stanza dei bottoni.
E nemmeno qui sarebbe il caso di parlare di novità se non fosse che la provincia sembra aver finalmente ribadito la volontà di completare lo studio, garantendo il finanziamento sufficiente per lo scavo di un nuovo pozzo, di ridotte dimensioni rispetto al primo, che raggiungendo la profondità di circa duecento metri, dovrà fornire sull’acqua in profondità tutte le informazioni richieste.
Finanziamenti e tempistiche
Nell’’assestamento del bilancio sono stati infatti inseriti i 150 milioni che dovrebbero bastare alla bisogna, come prevede il progetto pronto ormai da tempo presso il servizio geologico, che attende soltanto il via degli assessorati competenti per andare in attuazione. Il dottor Santuliana ritiene che l’intervento possa concludersi entro l’anno al più tardi; lo scavo del nuovo pozzo, che potrà avvenire in un’area a breve distanza dal primo pozzo di ricerca, non dovrebbe richiedere, compresi i tempi per il rilascio di tutte le autorizzazioni, più di due mesi.


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