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In costruzione il più grosso telescopio del mondo. La Camozzi, azienda bresciana, protagonista di questa sfida in via di relaizzazione

All’Ansaldo-Camozzi di Milano

È in avanzata fase di realizzazione la costruzione del più grande telescopio del mondo che dovrebbe vedere le prime stelle nel 2003. In effetti più che di una costruzione definitiva si deve parlare di un preassemblaggio, in pratica una costruzione a tutti gli effetti, per quanto riguarda la parte di supporto e metallica, lenti escluse, che poi dovrà essere completamente smontata, almeno per quelle parti ove questo è possibile, per permettere il trasporto nella sua sede definitiva dove verrà nuovamente riassemblato e, questa volta, completato con le lenti ottiche. Un lavoro veramente eccezionale ed assai importante anche perché, nonostante poi questo telescopio sia posizionato in America e più precisamente presso l’**Osservatorio di Mount Graham** in Arizona, a 3.200 metri di altezza sul livello del mare su Emerald Peak, la costruzione viene fatta in Italia.

La costruzione e l’équipe coinvolta

Nelle officine **Ansaldo – Camozzi** di Milano tecnici ed esperti altamente qualificati sono impegnati nella costruzione di questo progetto familiarmente chiamato “LBT”, **Large Binocular Telescope**. L’interesse maggiore per noi bresciani è che questa gloriosa **Azienda nazionale** da poco più di un mese è stata acquisita dal **Gruppo Camozzi** e quindi entrata a far parte di quelle aziende che nel corso degli anni sono state guidate da Attilio con la collaborazione di fratelli, figli e nipoti.

Un vanto dell’imprenditoria bresciana che, con questa acquisizione, apre gli orizzonti verso nuove frontiere e nuove esperienze. Negli stessi cantieri dell’**Ansaldo** è in fase di costruzione anche il più grande generatore di vapore per centrali nucleari, ma questo sarà un tema che seguiremo prossimamente.

Ovviamente, della realizzazione di questo progetto, vi è grande soddisfazione in casa Camozzi, soddisfazione esternata dallo stesso Attilio che vede in questa acquisizione grandi possibilità di gigantesche realizzazioni e, soprattutto, il riconoscimento mondiale della validità e della capacità professionale di realizzazione nonché della imprenditorialità italiana.

La struttura e le collaborazioni internazionali

Impressionante la visione della struttura meccanica di questo telescopio, la cui altezza, dalla base alla sommità, sfiora i 30 metri, circa 9 piani di un edificio. Dalla visita all’**Ansaldo** siamo stati accompagnati oltre che dallo stesso Sig. Attilio Camozzi, dall’**ing. Gianfranco Castelli**, Amministratore Delegato dell’**Ansaldo-Camozzi**, e dall’**ing. Luciano Maglietti** dell’**Osservatorio astrofisico di Arcetri**.

Una presenza costante, quella di Miglietta, poiché questa realizzazione è il frutto di una collaborazione fra la comunità astronomica italiana, attraverso Arcetri, due università dell’Arizona, il **Max Plank Institute für Extraterrestrische** in Germania e la **Ohio State University**.

Proprio l’ingresso della **Ohio University**, in aggiunta agli altri membri-partners, diede l’imput finale e necessario all’avvio di questo **Progetto** che iniziò i primi passi realizzativi nel 1998, con l’affidamento del contratto di costruzione all’**Ansaldo** di Milano. All’Italia non spettava la pura e semplice costruzione meccanica, ma anche tutte quelle strutture necessarie ai movimenti del telescopio, come il sistema idraulico per il movimento, realizzato dalla **Tomelieri** di Verona.

All’**Osservatorio di Arcetri** invece venne affidato il compito della costruzione, delicatissima, dello specchio secondario. Un telescopio con “due occhi” comprensivo di due lenti dal diametro di 8,4 metri, 16 tonnellate di peso, ciascuna capace di fornire prestazioni mai raggiunte sinora.

Due lenti, o due specchi monolitici, separati e per la realizzazione dei quali sono state utilizzate oltre venti tonnellate di silicato di carbonio, utilizzabili sia congiuntamente che separatamente, daranno al telescopio una risoluzione equivalente a quella di un unico specchio dal diametro di 22.8 metri e capaci di “raccogliere” luce uguale a quella di un ipotetico specchio di 11.8 metri di diametro.

Molte le “cose” che si potranno vedere con l’LBT, come, ad esempio, “le più remote profondità del cosmo – ci spiega l’ing. Miglietta – alla ricerca di indizi sulla formazione delle galassie, oppure osservare Giove in orbita attorno al Sole, anche da una distanza di 35 anni luce”.

Infine, l’ultimo dei problemi sarà il trasporto dei giganteschi componenti. “Problema del committente”, afferma scherzosamente l’ing. Castelli: via terra fino a Marghera e poi via acqua fino alla destinazione finale in Arizona.

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