Se ne vanno da Caprino le Sorelle della misericordia, che furono protagoniste della battaglia per gli asili scoppiata in paese quando la prima giunta rossa spezzò la serie di Amministrazioni Dc del dopoguerra. Una storia alla Peppone e don Camillo su cui ora si può sorridere, nel comune rimpianto per l’addio delle religiose al paese, ma che allora si scatenò passioni furenti.
Trasformazione dell’asilo e resistenze locali
«Nel 1975 a Caprino c’è un avvicendamento politico», scrive Vasco Senatore Gondola nelle sue memorie caprinesi. «La guida dell’Amministrazione comunale era passata dalla Democrazia Cristiana a una coalizione di partiti di sinistra». In Comune si pensa di rendere statale l’asilo fino ad allora diretto dalle monache. La struttura quell’anno accoglieva 120 bambini suddivisi fra quattro sezioni.
È una mobilitazione dei genitori, guidati da una maestra, che blocca l’iniziativa del Comune. «In realtà la sorpresa covava sotto la cenere», continua Gondola. «Il 6 ottobre 1976 giunge la notizia che l’asilo è stato statalizzato e sono già pronte quattro maestre laiche per sostituire le suore. Fu un fulmine a ciel sereno, un colpo di mano.
I genitori protestarono, manifestarono, ma non ci fu nulla da fare. Il Provveditorato concesse solo una breve proroga, ma poi le suore avrebbero dovuto andarsene. I genitori, esasperati, insieme al parroco e alle suore decidono di dare vita a una scuola materna privata alternativa a quella pubblica». Nasce così la scuola materna San Pancrazio, tuttora esistente, che da un paio d’anni è diventata anche nido.
Storia e attività dell’ordine religioso a Caprino
Correva l’anno 1895 quando le prime due consorelle dell’ordine fondato da Lavinia Mondin giunsero a Caprino per occuparsi di infermi e bambini. Nel corso di cento anni gli aneddoti sono tanti. L’ordine vive la seconda guerra mondiale, i rastrellamenti. Nel 1944 i tedeschi invadono gli scantinati dell’allora orfanotrofio pensando a qualche partigiano rifugiatosi lì. Di fronte ai bambini che mangiano, interdetti, si scusano e se ne vanno.
Il paese, supera la guerra, si amplia e cresce. Nel 1929, Adele Stringa, vedova Spada, lascia la sua villa alla Congregazione perché vi crei un orfanotrofio. La struttura funzionerà fino al 1969, quando verrà trasformata nell’attuale casa di riposo per anziani Villa Spada.
Ma le suore hanno anche accudito i malati dell’ospedale, iniziato nel 1934 in quello che era un ex convento di frati Cappuccini, e in seguito ampliato e portato alle dimensioni attuali. Le quattro suore rimaste a gestire la scuola materna, l’asilo nido e, saltuariamente, prestano servizio nella Casa di riposo Villa Spada. Sono state richiamate alla Casa madre.
Situazione attuale e commiato alle suore
«Carenza di vocazioni», spiega don Pietro Maroldi, parroco di Caprino. «Un problema che affligge tutti gli istituti religiosi del Veronese, costretti a utilizzare le poche suore a disposizione per gestire gli istituti principali. Per noi, per la nostra comunità, si tratta di una grave perdita». Il saluto ufficiale a suor Liapierina Micheloni, suor Liachiara Griggio, suor Iva Plazza e suor Gemmina verrà dato oggi alle 20 durante la messa che si terrà appositamente nella chiesa parrocchiale di Caprino, con la presenza delle autorità comunali.
Durante la cerimonia verranno consegnate copie omaggio del libro di Senatore Gondola dedicato alle suore. «Le varie superiori hanno sempre tenuto un diario, una specie di registro, in cui annotavano i fatti salienti della vita delle religiose e della vita della comunità», spiega don Maroldi.


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







