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Campi: etnoarcheologia di una comunità di montagna

Presentato all’ex scuola elementare di Campi, «Campi nel Sommolago gardesano. Etnoarcheologia di una comunità di montagna», la nuova pubblicazione del Museo Alto Garda (a cura di Gian Pietro Brogiolo, ed. MAG, Museo Alto Garda; e SAP, Società Archeologica; Mantova, 2014), è disponibile in vendita al bookshop del museo di Riva del Garda in Rocca. La pubblicazione nasce dalla collaborazione fra il MAG e il Dipartimento di beni culturali dell’Università di Padova, e costituisce un risultato concreto dell’interesse per il paesaggio, comune alle due istituzioni, e un esempio di studio del territorio ancora poco conosciuto in Italia e in gran parte d’Europa.

La piana di Campi quale periferia agricola dell’insediamento preistorico di San Martino, ricca di una produzione ortofrutticola mai immaginata, tale da scatenare gli appetiti della potente Riva del Garda. È una piccola parte degli importanti risultati della innovativa ricerca condotta al Museo Alto Garda e da Gian Pietro Brogiolo – professore ordinario di archeologia medievale all’Università di Padova, autore di ricerche e scavi in città, campagne, castelli, chiese del periodo tardo antico e altomedioevale, a cui si deve lo sviluppo degli aspetti teorico-metodologici dell’archeologia urbana, dell’archeologia dell’architettura e dell’archeologia dell’urbanistica – che ha letto il paesaggio della frazione montana di Riva del Garda nel suo dettaglio, interrogando le tracce che rimangono, i segni visibili, spesso nascosti della montagna, e quelli invisibili conservati nella memoria, nei saperi, nelle credenze e nelle pratiche di gestione dello spazio, in un confronto serrato con quanto è stato possibile trovare negli archivi, nelle fotografie storiche, nella cartografia, nelle immagini aeree e satellitari.

Nella valletta di Campi, ricca di elementi materiali che ne attestano l’importanza e la lunga frequentazione, sono visibili l’abbandono delle aree coltivate e dei notevoli resti monumentali, quali il sito archeologico di San Martino, ben presente nel paesaggio e attivo già in epoca preistorica, e i ruderi delle fortificazioni austriache sul vicino monte Tombio. Da qui è partita l’innovativa ricerca del Museo Alto Garda: «Elemento significativo è stato operare con precisione di dettaglio – spiega per il MAG Monica Ronchini – necessaria quando la scala geografica diventa grande e le ipotesi interpretative devono confrontarsi con chi vive nei territori, ed ha una lunghissima e accurata conoscenza dei luoghi. I risultati propongono interessanti novità interpretative, dai risvolti che superano la semplice conoscenza di questi spazi montani»

Gian Pietro Brogiolo
Professore ordinario di Archeologia Medievale all’Università di Padova, ha condotto ricerche e scavi in città, campagne, castelli, chiese del periodo Tardo Antico e Altomedioevale e ha sviluppato gli aspetti teorico metodologici dell’Archeologia urbana, dell’Archeologia dell’architettura, dell’Archeologia dell’urbanistica. Negli ultimi anni ha fatto parte come team leader del progetto dell’European Science Foundation (1998-2000) sulla Trasformazione del Mondo Romano, è stato responsabile per l’Italia del progetto “Charlemagne. The Making of Europe” e curatore delle mostre “Il futuro dei Longobardi” e “Bizantini, Croati e Carolingi”, ha partecipato ai progetti europei “Formed” sul restauro dei castelli e Interadria IIIA con Slovenia e Croazia; dal 2002 codirige l’European Corpus of Early Medieval Churches (IV-X centuries). 
È condirettore delle riviste “Archeologia Medievale” e “Archeologia dell’Architettura” e della collana “Documenti di Archeologia”. Attualmente è presidente della Società degli Archeologi Medievisti Italiani, membro dell’Association pour l’Antiquité Tardive e accademico corrispondente dell’Acadèmia de Bones Lletres di Barcellona.

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