II “braccio di ferro” tra Gardone Riviera e Salò per la spartizione dei beni dell’ex Azienda di soggiorno continua. E da Roma arriva la notizia di una sentenza (interlocutoria). Per avere quella definitiva occorrerà attendere ancora a lungo.
Sentenza sulla competenza del giudice
“Abbiamo saputo dagli avvocati che la Corte di cassazione, a sezioni riunite, ha accettato la nostra linea per quanto riguarda la competenza del giudice ordinario – spiega Alessandro Bazzani, sindaco di Gardone -. Ma per ottenere la decisione conclusiva sull’intera vicenda bisognerà aspettare, almeno fino alla fine del 2001”.
L’oggetto del contendere è l’ex Casinò, composto da cinema e ristorante. Ma nell’elenco ci sono anche la vicina darsena col capannone per il rimessaggio dei motoscafi, e i giardini al di là della 45 bis. Tutti beni che appartenevano all’Azienda di soggiorno.
Storia delle decisioni sulla divisione dei beni
“Nel gennaio ’86 – ricorda Bazzani – il presidente Vittorio Pirlo e i consiglieri di amministrazione decisero di onorare il patrimonio ai due comuni: metà e metà; Nel luglio dello stesso anno, la Regione approvò la legge di riorganizzazione delle strutture turistiche periferiche, creò l’Azienda di promozione turistica e stabilì che i beni delle aziende di soggiorno sarebbero andati al municipio della località dove si trovavano. Ma in novembre, il Pirellone diede parere favorevole a suddividere il patrimonio in parti uguali, nonostante la legge da poco approvata. E il notaio Bonardi registrò la donazione”.
“Allora Gardone fece ricorso in Tribunale – continua il sindaco -. La sentenza del ’91 ci diede ragione, e la ripartizione in parti uguali dichiarata nulla, poiché diventata ufficiale dopo l’entrata in vigore della nuova normativa regionale. Nel maggio ’97 arrivò anche la conferma della Corte d’appello”.
Gardone era proprietario unico. Tuttavia, i “cugini” di Salò non hanno accettato il verdetto, rivolgendosi alla Cassazione che, ora, ha dato loro torto, sul punto relativo all’ipotesi di incompetenza del Tribunale. Ma la Corte dovrà esaminare la vicenda a sezione ordinaria. E ci vorrà molto tempo. La telenovela, quindi, prosegue, con soddisfazione degli avvocati.
Tentativi di accordo e sviluppi recenti
Qualcuno, in passato, si impegnò a ricercare un accordo amichevole. Nel 90-92, per esempio, venne nominata una commissione composta da assessori di entrambi i paesi, senza alcun risultato pratico. Furono più i litigi che i tentativi di pacificazione. I redditi del patrimonio (i milioni ricavati dagli affitti) facevano gola un po’ a tutti.
E intanto si decise di cominciare a spendere i quattrini rimodernando il Casinò e la spiaggia.
Nel ’98 i sindaci Giovanni Cigognetti e Piercarlo Belotti andarono a Milano, dall’assessore alle Attività produttive Alberto Guglielmo, suggerendo l’idea di una legge ad hoc che risolvesse la lunga diatriba. Ma quello rispose che la strada non era percorribile: meglio trovare un’intesa a livello locale, e la Regione avrebbe svolto il ruolo di intermediaria.
Le elezioni dello scorso giugno, col cambio dei due sindaci, hanno congelato la situazione. Adesso, da Roma, arriva la novità.
Posizione di Salò e evoluzione della disputa
Salò ha sempre sostenuto di avere diritto alla metà del patrimonio, visto che l’Azienda di soggiorno era stata costituita insieme a Gardone Riviera per sostenere il turismo della zona.
Gli amministratori dell’azienda, un po’ residenti in una località, un po’ nell’altra, temendo che la Regione incamerasse tutti i beni, affrettarono i tempi, studiando l’escamotage della donazione in parti uguali. Una soluzione condivisa in maniera unanime.
Poi il Pirellone approvò la legge che attribuiva il patrimonio al comune sul cui territorio si trovava. E iniziò un braccio di ferro che dura da 14 anni.


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







