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Estate nera per gli alpeggi

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La terribile siccità sul Monte rischia di far saltare l'alpeggio e inoltre la piroplasmosi, malattia trasmessa dalle zecche, ha colpito molti bovini che vivono nelle malghe del versante che guarda il .«Non ho mai visto una simile siccità», dice Simone Finotti, veterinario che segue la profilassi in molte malghe del Baldo, una cinquantina con un carico di circa 2.500 animali. «Lo dico io, che ho solo 36 anni, ma lo confermano i vecchi. E molti animali si stanno ammalando di piroplasmosi, patologia a specie specifica, che colpisce cioè solo il bovino, non l'uomo e non altri animali». Finotti, che l'altra sera alle 22,30 era ancora in giro per le malghe del Baldo, sta registrando un'inedita percentuale di bovini colpiti: «L'acqua è poca, le pozze sono fango e acqua sporca. Gli animali si abbeverano lo stesso pur essendo questo l'habitat ideale delle zecche. Queste si attaccano ai bovini trasmettendo la piroplasmosi, il cui ciclo biologico è di replicarsi nei globuli rossi dell'animale, rendendolo anemico fino a farlo morire. La malattia è endemica sul versante del Baldo verso il lago, soprattutto a San Zeno di Montagna e Caprino, meno a Brenzone. Mai però è stata potente come quest'anno».Lunedì sera era a Malga Zocchi, impegnato a fare una trasfusione a uno degli animali di Savino Campagnari, che ha 300 capi compresi quelli di Malga la Cola: «È l'allevatore che ne ha di più», riprende Finotti, «gli anni scorsi si ammalavano tre o quattro mucche, media normale data l'endemicità, quest'anno già 37 animali sono ammalati e lo stesso accade nelle altre mandire della zona, mentre il problema non tocca Ferrara di Monte Baldo, dove il clima è meno secco. Sono stati gli stessi allevatori ad indicarmi l'eccezionalità del fenomeno. Credo si dovrebbe fare una lotta alle zecche soprattutto riducendo la superficie ad arbusti, habitat ideale della zecca». Il veterinario cita altri casi che riguardano tutte malghe di San Zeno di Montagna eccetto la Valdabin e la Cola di Caprino. «In proporzione», precisa Simone Finotti, «le zecche sono più numerose nelle malghe più basse dove ci sono più noccioli e cespugli. A malga Zilone su 70 capi la piroplasmosi ne ha colpiti 14, all' Ortigara 15 su una cinquantina. A malga Valdabin su una trentina di animali in alpeggio se ne sono ammalati 8, alla Traura ho registrato una decina di casi su 60 animali, a Pra longo ne soffrono 5 bestie su una trentina, a Pra longo di sotto sono stati colpiti 6 animali su una decina». Per guarirli sono necessarie trasfusioni e cure a base di medicinali particolari, che però sono carenti: «Perché le aziende produttrici non investono in un medicinale indicato per una malattia rara e localizzata in una zona ristretta». Gli allevatori la riconoscono dal colore scuro che caratterizza le urine: «Succede perché i globuli rossi, rompendosi, vengono espulsi attraverso l'urina che acquista un color caffè».La piroplasmosi è solo un problema che sta mettendo in ginocchio, ancora una volta, il debole equilibrio della montagna. Cipriano Castellani, presidente della Comunità montana del Baldo, ci tiene a sottolinearlo: «La vera grande emergenza ora è questa grave calamità naturale legata alla siccità e alla tarda primavera, che è stata molto fredda e non ha consentito la crescita dei pascoli. Se continuerà a non piovere dovremo assistere a un evento che non accadeva da anni, cioè l'abbandono degli alpeggi prima del tempo; non è pensabile tenere le bestie all'aperto se non hanno da mangiare. Quanto alle pozze, è vero che gli animali ci vanno, ma di prassi bevono all'acquedotto del Baldo, da Cavallo di Novezza e Naole, e l'acqua c'è».

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