Due opere d’arte contemporanea vengono inaugurate in occasione dei centosessant’anni dalla strage «dimenticata» dell’11 aprile 1848.Nella piazza che ricorda l’eccidio, sul colle, al posto della lapide posata dieci anni fa c’è ora un monumento in marmo di Carrara, acciaio e bronzo, ideato dall’architetto veronese Paolo Zoppi e realizzato dalla scultrice italoargentina Veronica Fonzo.Spiega Ilaria Tomezzoli, assessore comunale alla cultura: «Il monumento è costituito da un fondale d’acciaio a forma di ventaglio da cui si protende un’aquila a due teste, simbolo asburgico, con le penne di un’ala a forma di baionetta, protese minacciosamente verso il gruppo scultoreo in marmo bianco di Carrara che raffigura le vittime innocenti e inerti in preda allo smarrimento».Di fronte al monumento c’è l’ex farmacia di Lorenzo Cavattoni, dove si erano rifugiati alcuni paesani che furono uccisi sul posto.Anche Cavattoni venne colpito, ma prima di morire riuscì a trascinarsi sino a Colà, nella casa del collega e amico Luigi Negri. Qui gli diede l’estrema unzione don Perlato, il parroco di Castelnuovo anch’egli scappato dal luogo del disastro.Matilde Sabaini invece nascose nelle botti i suoi tre bambini e così riuscì a salvarli: proprio a lei sarà intitolata la piazza fino ad ora intitolata al rogo di Castelnuovo.«Una donna coraggiosa, una madre che ha lottato per salvare, riuscendoci, i propri figli. Credo sia difficile pensare a una figura più intensa e moderna», dice il sindaco Maurizio Bernardi, illustrando la decisione dell’Amministrazione comunale di ribattezzare piazza Matilde Sabaini.L’altra opera commissionata dal Comune per questo anniversario è il grande dipinto sulla parete di fondo della nuova sala civica, ricavata dal restauro dell’ex asilo, che era ridotto in rovina.Il dipinto è di Fulvio Testa, artista veronese di fama internazionale, che lo ha realizzato assieme a Maria Girelli Bruni.Il disegno si compone di una cornice geometrica a tinte vivaci, riprese da modelli classici presenti già negli affreschi giotteschi.Chiamato dal Comune a illustrare Castelnuovo, Testa ha optato per la soluzione più semplice, cioè raffigurare degli scorpi paesaggistici, «quello che i castelnovesi vedono dalle finestre».Ecco allora, al centro del dipinto, il panorama che si può ammirare volgendo lo sguardo dalla sala consiliare verso nord, quindi l’inizio della Val d’Adige e la linea d’orizzonte disegnata dalla parte bassa del monte Baldo e un ampio scorcio del monte Pastello.Ai lati, in due riquadri più piccoli, la Torre Viscontea, simbolo del Comune, e la salita verso la parrocchiale di Santa Maria Nascente.


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