giovedì, Gennaio 29, 2026
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Mentre Roma nega l’apertura della galleria dell’Adige per aumentare la portata

Il Garda va sempre più giù Se non piove sono guai seri

La galleria Adige-Garda non verrà aperta per far confluire le acque del fiume nel lago e, da qui, nel Mincio e nel Po. Ieri mattina l’ingegner Landrini, funzionario della presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento di protezione civile, ha telefonicamente informato il numero 1 della Comunità del Garda Pino Mongiello, che non c’è l’intenzione di procedere in tal senso. Nei prossimi giorni Roma invierà a Gardone Riviera una nota firmata da Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. L’allarme era scattato la settimana scorsa quando alcuni quotidiani a diffusione nazionale avevano scritto che si stava pensando di far convogliare le acque del Garda per impedire il blocco della centrale Enel sul delta del Po. Il fiume continua ad abbassarsi, e non c’è più la possibilità di raffreddare i grandi impianti termoelettrici lungo gli argini: La Casella e Piacenza, Sermide e Ostiglia. E, soprattutto, Porto Tolle. Nelle frazione di Polesine Camerini c’è una macchina da 2.640 megawatt, da cui dipende l’erogazione di buona parte dell’energia dell’Italia del Nord. Dopo essere rimasta parzialmente ferma per motivi ambientali, una decina di giorni fa il Consiglio dei ministri ha autorizzato a farla ripartire a pieno regime (la ciminiera emette una nube rosata di zolfo, visibile fino a Chioggia e a Comacchio), alzando la temperatura del flusso caldo in uscita, per aumentare la produzione. Solo che il Po è in secca, e le autorità hanno proposto di utilizzare le acque del Garda: «Basterebbe alzare le paratoie di Peschiera e Salionze, aumentando la portata del Mincio e, giù giù, nel Po, sino alla foce». E se i livelli del lago, già ridotti a pochi centimetri, lasciassero scoperte le fognature, impedendo ai piroscafi di attraccare nei porti e costringendo i bagnanti a tuffarsi in una pozza? «Nessuna paura. Si potrebbe aprire la galleria Mori-Torbole, convogliando nel Garda le riserve dell’Adige». Dimenticando che, in tal caso, resterebbero all’asciutto le campagne tra Verona e Vicenza. L’ipotesi ha sollevato la presa di posizione di Mongiello e di alcuni comuni della riviera veronese, che hanno approvato delibere a tamburo battente. «Ribadiamo la forte contrarietà e opposizione a una simile evenienza, che procurerebbe gravissimi danni ambientali e alterazioni termiche alle acque del lago – hanno ribadito il presidente della Comunità e alcuni sindaci -. Invitiamo le varie istituzioni a intraprendere ogni azione idonea per scongiurare la malaugurata ipotesi». Ieri, da Roma, sono giunte rassicurazioni. Per quanto riguarda il livello del lago, sceso a 49 centimetri sullo zero idrometrico di Peschiera, la situazione è davvero preoccupante. Dalle sorgenti e dagli immissari non entra più nulla. In compenso ci si abbassa di due centimetri al giorno. Per non cercare di intaccare completamente le magre riserve, i Consorzi di bonifica del mantovano hanno deciso di tirare la cinghia, riducendo l’utilizzo d’acqua dal 20 al 50%. Così prelevano 65 mc. al secondo rispetto ai 78 cui avrebbero diritto. Un palliativo, stante la grande siccità. Di questo passo, il 15 luglio si arriverà a 30 cm. e il giorno 24 ad appena 15, la soglia da allarme rosso. A quel punto il Garda chiuderà le paratoie.

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