Il grande «Piano integrato di recupero» di via Brunati, a Salò, una operazione che riguarda l’ex collegio civico col terrapieno, l’ex materna «Bravi» e le ex elementari «Fratelli Cervi», ha fatto un passo avanti. Ha incassato il sì della Regione, che sottolinea però la necessità di una adeguata relazione geologico-sismica, e raccolto le proposte di due gruppi di imprese disposte a effettuare l’operazione: una è veneziana, la seconda di Pontevico, abbinata a una ditta trentina, di Ivano Fracena, in Valsugana. Il meccanismo adottato è quello del project financing. Una commissione formata da un paio di esponenti dell’Opera pia Carità laicale, dal segretario comunale Giuseppe Iovene, dal comandante dei vigili urbani, dai funzionari responsabili dei settori Urbanistica, Lavori pubblici e Finanze ha tenuto una riunione per esaminare le offerte, giudicandole regolari. Nei prossimi giorni verrà scelta la migliore,base di riferimento per la successiva gara di appalto. Da almeno vent’anni si discute della sistemazione di questi edifici, ormai fatiscenti. Progetti, modifiche, aggiornamenti, approvazioni, bocciature. Il comparto (200 metri di lunghezza, con una quota di proprietà del Comune e, la parte maggiore, dell’Opera pia, i cui amministratori sono nominati dal Municipio) ha dato un sacco di lavoro al Tar, ripetutamente chiamato in causa dai privati per nulla intenzionati ad accettare le varie soluzioni. Finchè l’attuale maggioranza ha deciso di ripartire da capo, affidando all’ingegner Antonino Alesci, l’estensore del Piano urbano del traffico, e all’architetto Maria Paola Corvi l’incarico di trovare una nuova soluzione. Che è la seguente: il comparto verrà trasformato in Palazzo della cultura (4076 metri quadri), negozi (1053), appartamenti (3.249), con parcheggi (un autosilo da 425 posti auto e un altro privato da 120, dietro l’ex elementare) e verde (4000 mq, 2866 attrezzati). In una prima fase, all’impresa vincitrice del project financing saranno ceduti gli immobili, valutati quattro milioni e 142 mila euro. Il Comune provvederà a esperire le procedure anche per conto dell’Opera pia. In un secondo momento si realizzerà l’autosilo, nel terrapieno del campetto dell’ex collegio, ora utilizzato (in superficie) a parcheggio. 183 box verranno interrati; 170 i posti auto nei due piani più alti e 72 in superficie. Costo dell’opera: sei milioni e 242 mila euro. Terza fase: la cessione ai residenti del centro storico, proprietari di case, dei 1 83 box a 25 mila euro ciascuno » iva. Incasso totale: quattro milioni e 575 mila euro. Ultimo atto: la ristrutturazione dell’ex palestra e dell’ex collegio civico (nei secoli scorsi il primo era una chiesa, Santa Giustina, il secondo un convento). Saranno trasformati in Palazzo della cultura (museo) e, per una piccola parte, in negozi. Costo: quattro milioni e 155 mila. Al tirar delle somme, la ditta che riceverà l’incarico dovrà effettuare lavori «pubblici» per circa 10 milioni e 375 milioni di euro. In compenso potrà affittare o vendere i posti del parcheggio pertinenziale, gestire l’autosilo, costruire e vendere a prezzi di libero mercato appartamenti e negozi. Lo scorso dicembre, in sede di adozione, il sindaco Giampiero Cipani aveva ricordato che rispetto al «Pir» precedente sono stati cancellati 12 mila metri cubi «per creare un polmone verde di una certa valenza. Un piano sofferto, che abbiamo studiato al meglio». Pur concordando sostanzialmente sulla necessità del recupero, le minoranze hanno espresso numerose critiche. Renato Cobelli, della Margherita, ha sollevato per esempio perplessità sullo scarso peso attribuito alle proprietà dell’Opera pia («l’Ipab rinuncia al proprio patrimonio a favore del Comune, non so cosa ne penserà la Regione»), sulla cancellazione dell’ipotizzata strada di arrocco, che avrebbe dovuto collegare il centro con la 45 bis, e sull’effettivo aumento dei posti auto. Vincenzo Zambelli, Ds, ha sostenuto che i 183 box potrebbero essere utilizzati come magazzini, che occorre uno studio sullo smaltimento delle acque e che la procedura adottata non è corretta.


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