Nell’anno del centenario della morte di Giuseppe Zanardelli, può far piacere ai suoi estimatori e ai cultori di storia, la notizia del ritrovamento, fra le carte riguardanti la sua persona e il suo operato politico, di una particolare lettera geografico-turistica che magnifica Maderno e il lago di Garda. Come si sa, proprio nella località l’eminente statista bresciano morì il 26 dicembre 1903, nella bella villa che si era fatto costruire e dove Zanardelli si «rifugiava», lontano dalla vita convulsa della capitale e, soprattutto, dai pressanti impegno di governo. La lettera venne pubblicata nelle «Memorie dell’Ateneo di Salò» relativo agli anni 1938/39/40 ed è stata ripresa nell’ultimo numero del periodico della Comunità del Garda. La lettera, datata Maderno 6 novembre del 1895, è destinata ad un «Illustrissimo Signore» il cui nome, però, non ci è dato sapere. Sicuramente, si tratta di un eminente politico e militare del tempo, in quanto, nell’introduzione della lettera, Zanardelli gli dice di avere sul tavolo il suo ritratto insieme a quelli di Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Cairoli, suo amico da lunga data, Verdi e del primo ministro inglese Gladstone. Non si tratta di una missiva politica, ma di uno scritto che elogia Maderno e tutto il lago. La lettera dice testualmente: «Maderno è il sito dove io sto ora il più che mi è possibile, essendomi ivi composto un ritiro. Maderno è nella più bella postura del lago di Garda. Mi sono pazzamente innamorato della natura prodigiosamente incantevole di questo luogo che per le bellezze naturali è indubbiamente il più bello dei laghi italiani, come il più mite per clima, che ad esso, non al mezzodì d’Italia, parmi si applicasse la frase di Goethe, la terra dove fiorisce l’arancio». La lettera continua con il ricordo poetico di grandi personaggi della letteratura italiana e latina come Dante, Catullo e Virgilio che ben conoscevano il lago. Zanardelli lo confronta col mare del Golfo di Napoli e quello di Posillipo, senza tralasciare il Monte Baldo e le numerose piante come il lauro, l’olivo e l’arancio che crescono rigogliose. Lo statista confessa allo sconosciuto destinatario della lettera, di commuoversi fino alle lacrime quando, finito il periodo di riposo, deve ritornare a Roma.


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