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Misurare il valore del museo è possibile?

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Irene Sanesi

É possibile misurare il valore di un ? Alla domanda risponde martedì 22 ottobre Irene Sanesi, esperta in economia della cultura che a partire dalle ore 18 alla Galleria civica Segantini di Arco discute della valutazione degli intangibili come una delle sfide che interrogano il nostro tempo (tema di una sua imminente pubblicazione) con Anna Cattoi, dirigente dell'Area servizi alla persona e alla comunità del Comune di Riva del Garda.

L'ingresso è libero.

La proposta è il terzo appuntamento con i «Dialoghi» del MAG, , proposti nell'àmbito di «Der Blitz. Ricerca, azione e cultura contemporanea», progetto in collaborazione con il Mart, Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e a cura di Veronica Caciolli, Denis Isaia e Federico Mazzonelli, àmbito di approfondimento dei temi indagati a livello artistico da Der Blitz, affiancando alle attività espositive, di ricerca e produzione una costante riflessione sul contemporaneo, attraverso l'apporto di interlocutori di diversa competenza (dall'architettura all'urbanistica, dall'economia della cultura all'antropologia).

«La letteratura in tema di accountability museale è ampia – spiega Irene Sanesi – dal bilancio sociale a quello di missione, dalla balanced scorecard alle più diverse rendicontazioni multicriteriali. La maggior parte dei modelli è mutuata dal mondo aziendale e guarda al museo come organizzazione-insieme di beni-contenitore, secondo un approccio riduzionista. Questo non è sbagliato, ma è “chiuso”: il museo infatti è un organismo vivente, costituito da persone, che sfida quotidianamente l'incertezza e che non può essere “zippato”: per osservarlo e comprenderlo dobbiamo coglierne i processi e le dinamiche, e forse dobbiamo farlo con modelli nuovi».

«Misurare il valore del museo – aggiunge Irene Sanesi – significa osservarlo come sistema di relazioni e processi piuttosto che come contenitore di “cose” o “oggetti”, come organizzazione “immersa” nella complessità (cumplexus: ciò che è intrecciato), oltre le prassi “salvaguardiste” e “promozionali” toutcourt. Abbiamo vissuto il boom dei musei in questi anni in cui entusiasmavano le nuove architetture (non a caso il sociologo Marc Augè definisce le archistar gli artisti del nostro tempo) e l'arte ivi contenuta sembrava un corollario all'hardware culturale. Oggi quel modello sta per essere superato e il museo-edificio assume sempre più le caratteristiche di un museo-opificio: ispiratore di creatività, palestra di pensiero, agenzia interculturale».

 

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