Il Baldo rischia spopolamento e abbandono. Ma è uno scrigno prezioso di biodiversità, storia e cultura, una montagna da tutelare e valorizzare per evitare sia rapinata da uno sviluppo sventato e «non sostenibile». Così, su spinta della Comunità montana del Baldo, nasce una «commissione aperta» che proverà a valutare come gestirlo in modo efficace garantendo anche prospettive di sviluppo a chi vi abita. Il pool è per ora formato dai relatori nella sede della Comunità si sono confrontati nel convegno «Montagna viva»: a breve inizieranno a lavorare concretamente. Tutti concordano sul binomio «sviluppo e sostenibilità ambientale», ma diverse sono le soluzioni proposte.Averardo Amadio del Wwf invita con passione a «non perdere l’ultimo treno per l’istituzione del parco naturale», sostenuto anche da Maurizio Delibori, presidente del Ctg Verona, altri sono convinti convinti invece che questa soluzione sia superata. Ma lui non molla: «Sostenibilità significa parco con le tante opportunità che può offrire». E ne elenca alcune: «Conservazione di identità culturale e ambiente naturale, allevamento, aree faunistiche, musei scientifici ed etnografici, centri visita, gemellaggi con altri parchi, avvio di un turismo responsabile con formazione di guide, organizzazione di soggiorni, convegni e settimane scientifiche sul Baldo, un marchio di qualità per prodotti e strutture: è lavoro, ma la gente deve cogliere tali opportunità. Se sapremo muoverci, istituti pubblici e privati lo supporteranno».Franco Prosocco, docente all’Università di Padova, a lungo segretario al territorio in Regione, nota: «Ora stiamo rivedendo il Ptrc. S’è posto il problema della montagna come area d’esodo. Qui, ora, si inizia a discutere sui modi di gestire il Baldo e la montagna, che è “dormiente”. Il parco è “una” soluzione». Francesco Finotto, urbanista: «La Comunità punta a proporre nuovi orizzonti a dirigenti e amministratori, ma non ci sono ricette o soluzioni, la questione non è “parco sì o parco no”, ma capire come permettere ai residenti di restare in montagna. E’ ora di parlare di “credito ambientale” della montagna nei confronti della pianura, da cui devono arrivare risorse fiscali, d’investimento e infrastrutture».Cipriano Castellani presidente comunitario: «Punto interessante: per evitare che la pianura colonizzi la montagna bisogna renderne possibile sopravvivervi creando strutture». Giovanni Abrami, esperto di progettazione ambientale: «Il parco va eventualmente visto come nucleo di una rete non come un’amministrazione a sè che implicherebbe costi».Il sindaco Stefano Sandri: «Tutti hanno qui percorso il tema dello sviluppo sostenibile, ce lo ha garantito nei secoli chi vive e lavora in montagna che, per sopravvivere, ha salvaguardato natura e ambiente trasmettendoceli in equilibrio. La montagna non può essere il parco giochi di chi vive nelle città, il suo sviluppo va deciso da chi la abita». Ma i tempi sono cambiati. «Nel quadro normativo dovrà essere concepita una nuova legge della montagna, di cui da anni si parla, per permettere ai residenti di realizzarsi abbattendo le differenze a favore di chi vive in questo ambiente svantaggiato per vie di comunicazione e per l’asperità del territorio».Ottorino Peretti, sindaco San Zeno: «Un parco non crea presupposti contro l’esodo». Interventi come il villaggio Albaré a Ferrara, giudicati spesso «nocivi», «non vi sarebbero tollerati e si fugherebbero i timori di chi amministra il Baldo».


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