La ricca colorazione fucsia esibita il giorno dei Morti dal torrente Varone, se da una parte è servita a rilanciare vigorosamente il tema dell’inquinamento del torrente, dall’altra non costituisce l’unico dei problemi da affrontare e possibilmente risolvere. L’hanno fatto notare i rappresentanti rivani all’incontro con la dottoressa Matonti, incaricata di coordinare gli interventi.L’incontro, di natura squisitamente tecnica, serviva a radunare intorno ad un tavolo tutti i soggetti in qualche modo interessati al problema acque in maniera da verificare competenze e diritti di ciascuno e programmare quindi il tipo di contributo che ognuno è chiamato ad offrire. La sede era quella giusta per offrire da rivani una considerazione ovvia, con la speranza che venga accolta. L’inquinamento da coloranti, chiunque ne sia responsabile, non è certamente fonte dell’inequivocabile odore di marciume che aleggia lungo il tratto urbano del torrente ed affligge particolarmente l’Alberello. Nè la presenza di colibatteri fecali, denunciata dal rapporto provinciale sulla qualità delle acque, può essere imputato ad un inquinamento di natura chimica. Dunque la centralina di monitoraggio installata a cura della provincia subito a valle del ponte della Pasina, serve purtroppo a poco. Il comune di Riva chiede due ulteriori interventi: l’installazione di una centralina all’ingresso del territorio comunale, nel tratto pianeggiante sotto l’ex Peloso, per verificare in che condizioni l’acqua entra nel territorio comunale rivano; e poi una serie di analisi delle acque effettuata in corrispondenza di tutti gli scarichi esistenti nel torrente, in maniera da accertare da dove venga scaricato il liquame nero responsabile degli odori e di lì risalire poi alla fonte dell’inquinamento. Risulta difficile all’amministrazione ammettere che qualcosa non funzioni nel sistema fognario rivano: oltretutto in considerazione del fatto che nel tratto in corrispondenza del nucleo più densamente abitato, il letto del torrente è più alto del piano di campagna e quindi degli scarichi delle abitazioni. Nè può essere imputato il Varoncello, che, semmai dovesse raccogliere qualche scarico fuori legge, si immette però nel rio Galanzana dopo aver attraversato la piana della Pasina. Chiaro che a nessuno interessa attizzare una caccia alla streghe. Altrettanto chiaro che senza una mappa definitiva, verrebbe da dire metro per metro, delle condizioni del torrente non sarà mai possibile eliminare quello che ormai è considerato un danno ambientale. Di qui la sollecitazione alla provincia perchè disponga questa mappatura. I coloranti rappresentano un problema differente, anche perchè è difficile pensare a qualcuno che, a scadenze abbastanza ravvicinate, ripulisca un po’ di barattoli. Anche in quel caso comunque la soluzione esce dall’individuazione dello scarico.


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