Le nonne che fanno la calza davanti al caminetto sono ormai quasi solo un ricordo favolistico, e ancor di più è relegata nel panorama del folclore la memoria delle donne che sferruzzavano nelle serate del filò, nelle stalle. Eppure a Garda le vecchie tecniche del ricamo, del cucito, dell’uncinetto sono tornate di moda. Per beneficenza. A rendersi protagonista del recupero di quelle pratiche manuali che si usavano definire femminili («lavori femminei e donneschi» si legge nelle pagelle del Ventennio) è il Gruppo lavoro Garda, un sodalizio di donne costituitosi spontaneamente una decina d’anni fa (nel 1982 per la precisione). Di tanto in tanto le ricamatrici gardesane realizzano qualche esposizione destinata a raccogliere fondi per qualche opera di assistenza. Volontariato puro, insomma. Fin qui di mostre ne hanno allestite ventisei, con una frequenza che è andata gradualmente intensificandosi, in ragione del successo dell’iniziativa. La ventisettesima edizione è in programma oggi e domani nella piazza del municipio di Garda. Ha anche un titolo: «L’evoluzione del passato», che si spiega col fatto che una delle attività del gruppo è quella di recuperare oggetti o biancheria vecchi o danneggiati per riadattarli ad esigenze pratiche, più attuali. «La motivazione che ha stimolato le prima partecipanti», spiegano le protagoniste di questo team di volontariato gardesano «è stata la voglia di poter essere in qualche modo d’aiuto a chi è più sfortunato, a chi poteva aver bisogno di sostegno. Infatti, il ricavato delle offerte raccolte tramite i lavori presentati è stato negli anni destinato a beneficio di realtà particolarmente critiche, sia a livello locale che internazionale, con particolare attenzione al fatto che quanto devoluto arrivasse direttamente ai destinatari. E un altro obiettivo raggiunto negli anni, forse non meno importante del precedente, è stato quello d’aver creato un punto d’aggregazione, aperto a tutti e a qualunque nuova proposta in linea col progetto iniziale, arrivando in questa maniera ad aggregare una cinquantina di persone». Le volontarie dell’uncinetto si trovano una volta la settimana. La porta resta sempre aperta ad ulteriori nuovi innesti. «Si tratta di un’iniziativa importante sia a livello aggregativo che in termini di impegno sociale», dice Maria Luisa Brunelli, assessore ai servizi sociali del comune di Garda, che ha concesso il patrocinio alla mostra di questo week end. Da un lato il recupero delle vecchie tecniche di lavoro domestico, dall’altro la voglia di aiutare.


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