La capitale del Garda si avvia a varare definitivamente il “piano del rumore”. Il progetto arriva in porto dopo un «viaggio» decisamente lungo. Infatti, dal momento dell’attribuzione dell’incarico effettuato dalla Giunta Rocca sono trascorsi ormai 5 anni mentre risale a oltre due anni fa la prima adozione.
«Studi ed accertamenti, compresa la mappatura delle attività già esistenti nel centro, sono stati conclusi e dunque ritengo di poter proporre il progetto all’approvazione definitiva in autunno – conferma l’assessore all’Ecologia Giovanni Venieri –.
Il “piano del rumore” per la città costituisce lo strumento fondamentale per poter avviare un’azione di disinquinamento acustico del vasto territorio. Azione importante se si considera la vocazione turistica della città. Desenzano, insomma, non può prescindere dall’esigenza di offrire agli ospiti un soggiorno “vivace” e stuzzicante, anche nelle ore notturne, ma altresì notte tranquille.
Obiettivi e divisione del territorio
Raggiungere un equilibrio è appunto il non facile compito affidato al Piano. Il progetto divide il territorio in zone a maggiore o minore incidenza acustica. L’analisi, affidata allo studio dell’ing. Avanzi di Brescia, è partita dalla rumorosità esistente.
I decibel sono risultati elevati un po’ dappertutto, soprattutto in via Marconi, dove erano 74, in via Dal Molin (74), sul lungolago (61). La rumorosità è strettamente collegata a strade e traffico, quindi alla viabilità, a ferrovia ed autostrada. Altre cause sono dovute alla presenza di industrie ed aziende.
Il Piano suddivide il territorio in quattro zone. La prima, maggiormente protetta, ingloba il Montecorno e l’ospedale. Qui i decibel non possono superare la soglia di 40 di notte e 50 di giorno. La seconda comprende larga parte del territorio ed è classificata area a prevalenza residenziale, dove i limiti salgono a 45 decibel di notte e 55 di giorno.
La zona di tipo misto confluisce nell’area ad intensa attività urbana, dove i decibel possono salire a 55 di notte e 65 di giorno. Al Piano sono state fatte numerose osservazioni. Dodici sono quelle depositate in Comune a firma dei Verdi.
Questi criticano il non inserimento in zona uno, cioè la più protetta, delle strutture scolastiche, cosa che, ad avviso dei Verdi, pone pesanti ipoteche sulla vivibilità futura di Desenzano. Non riteniamo corretto arrendersi al rumore, sostengono. Propongono di ricondurre alla zona 2 le strade interne all’abitato su cui insistono le attrezzature scolastiche (via Michelangelo, Giotto, Foscolo), così che le scuole ricadano in zona 1.
A San Martino della Battaglia, i Verdi non condividono il fatto che l’intera area edificata risulti classificata come zona 3 o 4, cioè dove più elevati sono i limiti di rumorosità. Il Comune, su espressa richiesta dell’Assessorato, ha effettuato anche un’indagine sulla presenza dei piccoli insediamenti artigianali.
L’idea è quella di prevedere per loro una «deroga», innalzando di una classe (da zona 2 a zona 3) i limiti di rumorosità. Si tratterebbe di un provvedimento che riguarda una decina di piccole aziende. Purtroppo, nulla si potrà fare nei confronti delle Ferrovie, perché una legge del ’99 individua una zona di neutralità da rumore da ben 250 metri di distanza dal binario.
Insomma, non si potrà costringere l’azienda Ferrovie ad installare la barriera antirumore. Ed è questo un fatto grave, perché il territorio di Desenzano è interamente attraversato dalla Milano-Venezia. «Purtroppo, è così – conferma l’assessore Venieri –.
In attesa dell’approvazione definitiva del Piano, l’Ufficio interviene ogni qualvolta vi siano segnalazioni. Interventiamo con ordinanze e contravvenzioni, anche per importi rilevanti. Ma solo il varo definitivo del Piano potrà consentire di por mano ai «Piani di risanamento».


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