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TAV: esito della partecipazione del Comune di Desenzano alla Conferenza dei servizi di Roma

Il Comune di Desenzano ci informa ed invia la seguente nota

PREMESSA

La Conferenza dei Servizi per il progetto TAV si è svolta con la partecipazione di molti sindaci e del Presidente della Provincia di Brescia, ma con la latitanza della parte politica delle Regioni Lombardia e Veneto.

Non pochi interventi hanno cercato di portare il dibattito sulle scelte strategiche alla base del progetto, sul modello di servizio previsto, sulla possibilità di sostanziale revisione.

Il presidente del Dott. Incalza, assolutamente corretto nella gestione dell’incontro, ha rimarcato la non negoziabilità della scelta strategica, che risponde ad un preciso progetto europeo. Quindi nessuna discussione sul tracciato!

D’altra parte, i dibattiti che sono scaturiti dalla discussione sulle varianti progettuali sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, hanno fatto sì che molti sindaci ponessero questioni di peso, riflettendo spesso con grande competenza e sensibilità, sulle ricadute del progetto e quindi sulla reale convenienza, sempre con molta disponibilità ad intavolare un ragionamento condiviso.

 

Il Comune di Desenzano, nel dichiarare di non approvare il progetto, ha sottolineato e chiesto due cose.

 

  1. La necessità di rivalutare l’intero progetto dal punto di vista della sostenibilità territoriale ed economica dell’investimento e della cadenza temporale delle opere

 

Il progetto TAV ha ripercussioni sull’accessibilità alla città di Brescia e la conseguente organizzazione dei trasporti regionali e locali, con ripercussioni sul modello di esercizio di tutta la tratta, se non anche dell’intero progetto AV/AC nel corridoio medio padano. Tuttavia, nel tratto gardesano l’opera genera solo impatti ambientali negativi, forse necessari per un bene più grande, ma questo “bene” va dimostrato!

Per far questo si deve riconsiderare lo scenario insediativo-territoriale, sociale e trasportistico di oggi, in quanto quello assunto a riferimento undici anni fa (se non addirittura 23 anni fa, in occasione dello studio di fattibilità e della sua valutazione) è certamente obsoleto.

La TAV non è una grande opera, ma prima di tutto un servizio.

Se non sfugge l’intenzione di partire con le gallerie più impegnative per i tempi della cantieristica, certamente il decisore nazionale sta trascurando il modo in cui oggi ci si debba raccordare con un territorio delicatissimo come quello del Garda.

Chiediamo quindi di rivedere radicalmente le fasi di realizzazione del progetto, prevedendo come primo lotto progettuale il completamento del passaggio a sud di Brescia.

In altre parole, se si ritiene effettivamente che il progetto così come concepito abbia una sua intrinseca validità, si deve prima risolvere il nodo di Brescia e poi intaccare la zona più delicata, quando i finanziamenti saranno completi e i cantieri abbandonati da Centro Padane per realizzare la cosiddetta “corda molle” chiusi e risolti.

 

  1. Non è logico, né tecnicamente fattibile, affrontare un investimento di tale portata tenendo buone le risultanze della VIA del 2003

 

Bisogna quindi prevedere una revisione del progetto anche dal punto di vista ambientale, attraverso il canale proprio della VIA, che non è un mero adempimento formale come molti credono o vogliono far credere, ma una valutazione economica, sociale ed ambientale, quindi un criterio decisionale vero e proprio, anche se non esaustivo di tutti i momenti decisionali.

Una proroga di almeno sei mesi è dunque indispensabile, non per allungare i tempi di una decisione che da troppo tarda ad essere presa, ma per affrontare una serie di nodi e:

  • integrare la documentazione e le descrizioni delle aree di intervento che risultano sommarie e di poca utilità al riconoscimento dei caratteri e dei valori dei luoghi,
  • valutare alternative alla cantieristica e alle localizzazioni di opere collaterali, viabilità di cantiere, ecc., come previsto dall’art. 27, co. 5, let. d) del Dlgs. 152/2006 per le Valutazioni di Impatto Ambientale,
  • valutare l’impatto dell’uso anche temporaneo del suolo, anche al di là degli indennizzi monetari, per la modificazione degli equilibri ecologici, per l’impoverimento del sistema agricolo e per la riduzione di produttività del suolo ripristinato,
  • aggiornare il progetto redatto su cartografie del 1984 (almeno nella parte lombarda), anche nell’interesse dell’economicità dei cantieri,
  • approfondire gli aspetti relativi al deflusso delle acque, al reticolo idrico minore, alle esigenze di corretta irrigazione dei terreni a sud della linea,
  • analizzare le possibilità che un territorio con ampie aree urbanizzate e sottoutilizzate fornisce per gli alloggi degli operai,
  • verificare le potenzialità di recupero di aree dismesse legate alla cantieristica, che ignora la presenza di siti industriali che potrebbero essere utilizzati, anche temporaneamente, e poi restituiti ad usi consoni,
  • valutare l’impatto del progetto in alcuni punti intollerabile (anzi in alcuni casi contro altre norme – come nel caso dei siti UNESCO sul Garda),
  • scongiurare la completa distruzione di aziende agricole di qualità, dall’elevatissimo prodotto agricolo, legate a culture vitivinicole di qualità, così come ad allevamenti di rilievo sovranazionale,
  • valutare con attenzione i progetti di ripristino delle aree utilizzate per la cantierizzazione, una volta esaurita la loro funzione,
  • inserire le compensazioni nel bilancio dell’opera,

 

producendo quindi uno Studio di Impatto Ambientale su tutto il progetto e attivando la procedura, seppure di VIA speciale, su tutto il lotto funzionale.

Conforta sapere che la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha già richiesto integrazioni al progetto, ritenendolo carente.

In questa integrazione di documentazione si può inserire la richiesta dei sindaci di rivedere la Valutazione.

Chiederemo quindi che un nuovo progetto, opportunamente adeguato, sia restituito ai comuni per consentire ulteriori e più precise osservazioni e integrazioni.

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