Il tracciato della Tav non si tocca. Quello è, quello resta. Si potrà aggiustarlo, sistemarlo, ottimizzarlo, ma non modificarlo. «Chi annuncia cambiamenti di linea», l’assessore provinciale Gilberto Pozzani ha risposto così al proclama del sindaco di San Bonifacio Antonio Casu sul passaggio dei supertreni fuori dal centro abitato, «innanzitutto non dice la verità e poi crea grande confusione nella gente, alimentando aspettative che non troveranno mai riscontro nella realtà». Ieri pomeriggio in Provincia, ospitata nella storica loggia di Frà Giocondo, si è svolta la pubblica assemblea di presentazione della tratta Milano-Verona da parte dei progettisti di Tav (concessionaria della linea), Italferr (titolare del progetto) e Cepav 2 (general contractor incaricato della realizzazione) rappresentati rispettivamente dagli ingegneri Maria Antonietta del Boccio, Luca Cortellari, Felice Santa Croce e dall’architetto Michele Monte. «Siamo qui oggi per parlare del passaggio di alta capacità nei Comuni di Peschiera, Castelnuovo, Sona e Sommacampagna, passaggio già codificato nel progetto preliminare attualmente al vaglio del Cipe (commissione interministeriale di programmazione economica)», ha spiegato la responsabile del progetto Del Boccio, «mentre per l’altra tratta, quella ad est di Verona, il progetto è fermo in Regione per il recepimento delle osservazioni. Colpi di scena? Li escludo su entrambe le tratte: il tracciato è oramai ben definito». Non ci sono dubbi, a detta dei tecnici romani, sul fatto che «quella messa in preliminare è la migliore soluzione possibile, il massimo che si potesse ottenere, il risultato di studi, comparazioni, confronti portati avanti per 11 anni individuando di volta in volta l’alternativa meno impattante e dannosa per il territorio». «Il risultato», ha cercato la Del Boccio di convincere i presenti accorsi numerosi all’appuntamento, «deve essere apprezzato per lo sforzo che Tav ha fatto nel tenere in considerazione le esigenze della gente modificando continuamente le carte e, dove questo non è stato possibile, nel predisporre una serie di contro-misure per mitigare l’impatto sul paesaggio. È l’unica società in Italia», ha garantito, «che si è data un regolamento per monetizzare i danni che provocherà, quotando fin da subito gli indenizzi per il rumore, per le polveri, per le vibrazioni, per il declassamento del valore di un’abitazione o per l’esproprio di un terreno». Poi, i dati tecnici: il Cipe approverà il progetto preliminare depositato lo scorso 10 marzo in ottobre, dopodiché per tutto il 2004 si procederà alla stesura dei disegni definitivi che dovranno ottenere una serie di approvazioni previste dalla legge da parte della Regione, del ministero delle infrastrutture e ancora del Cipe. «Se tutto va come dovrebbe», l’entusiasmo della Del Boccio si è scontrato con il brusio di disapprovazione del pubblico, «i lavori partiranno nell’estate del 2005 e finiranno nel dicembre del 2010». Nessun battimani né per lei né per Cortellari che ha spiegato dove correranno i 134 chilometri di binari da Milano a Verona. Men che meno per Santa Croce che, aiutato da diapositive su schermo gigante, ha cercato di tradurre «fisicamente» linee e grafici entrando nel dettaglio della linea spiegando «che, nel Veronese, correrà in affiancamento all’autostrada o alla vecchia ferrovia, riducendo l’impatto sul paesaggio attraverso una serie di gallerie». Per esempio: «Quello che è sempre stato considerato il punto critico, cioè il santuario del Frassino», ha approfondito, «in realtà sarà affrontato con una galleria distante più di cento metri dall’edificio, cinque metri sotto il piano di campagna e da una serie di opere per la riduzione del rumore e delle vibrazioni che ridurranno praticamente a zero i disagi legati sia alla fase di cantierabilità che a quella successiva, di messa in funzione della tratta». Non è bastato. Tanti discorsi, tanti numeri, tante leggi, tante date, tante garanzie ma la gente non ci ha creduto. Dopo l’illustrazione, si è infatti passati al dibattito durato un paio d’ore durante il quale i quattro progettisti sono stati sommersi di domande, richieste e provocazioni mosse più dalla rabbia che dalla volontà di capire. «Vi rendete conto che noi dobbiamo difenderci in qualche modo? Che abbiamo bisogno di sapere, di vedere i progetti, di pretendere che cambino?», è stato l’intervento di Daniele Nottega. «E io che ho avuto l’autorizzazione dal Comune per costruire la casa dove prima c’era verde e dove tra qualche anno passeranno i supertreni, che devo fare?», ha domandato una ragazza di Peschiera. «E per le colture pregiate che saranno rase al suolo, come la mettiamo?», ha ricordato Montresor di Peschiera. «Ma perché non avete preso in consideraizone di passare fuori dai paesi, in aperta campagna?», gli ha fatto eco “un cittadino” – così si è presentato – «preoccupato per questo disastro legalizzato?» Così, a ruota libera, con gli esperti che si sono divisi nel dare le risposte, sempre puntuali e sempre precise. Come quella sull’Ancap di Sona, la ditta di porcellane che sarà distrutta: «Quantificheremo i danni dopo che il Cipe si sarà espresso», ha garantito Cortellari, «abbiamo avuto un incontro recente con i titolari dell’azienda, con il sindaco e con l’assessore Pozzani per trovare la via meno dolorosa e l’abbiamo praticamente individuata». Tradotto: l’Ancap, a spese di Tav, sarà abbattuta e ricostruita altrove. Il messaggio è stato chiaro: niente, a questo punto, può fermare l’alta capacità. Nemmeno i ricorsi presentati al Tar da vari Comuni. «Perchè noi non cambiamo idea», ha chiuso la Del Boccio, «il nostro tracciato, non c’è dubbio, è il migliore tra tutti i possibili».


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