I documenti dei tribunali ricostruiscono l’epilogo del matrimonio tra la grande cantante e il suo pigmalione di provincia

Callas Meneghini.
Per la leggela divina è zeviana

20/05/2008 in Attualità
A Veneto
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Di Luca Delpozzo

Maria Callas e Gio­van­ni Bat­tista Menegh­i­ni sog­na­vano un figlio quan­do si sposarono, nel 1949. Nes­suno può dire se un bim­bo avrebbe cam­bi­a­to car­ri­era ed epi­l­o­go al rap­por­to con l’industriale zeviano che fece decol­lare il mito indis­cus­so del­la lir­i­ca. Cer­to è che la volon­tà di pro­le è tes­ti­mo­ni­a­ta in una let­tera spedi­ta da Maria a Bat­tista all’indomani degli spon­sali: «Ti comu­ni­co che anche ques­ta vol­ta niente bam­bi­no! Sono sta­ta rego­lar­mente sec­ca­ta il 18, assieme a un mal di capo deg­no dei nos­tri peg­giori nemi­ci. Dob­bi­amo avere anco­ra pazienza».A sor­pre­sa, undi­ci anni più tar­di il sopra­no diede alla luce un mas­chio, nato e mor­to il 30 mar­zo del 1960 a Milano, ma con­cepi­to con Aris­totele Onas­sis, il mag­nate gre­co che nel 1959 irruppe nel menage tra Maria e Bat­tista deter­mi­nan­done la rottura.[FIRMA]IL FIGLIO SEGRETO. Il figlio nato e subito mor­to lac­erò oltremo­do la Callas, all’epoca divisa tra pros­eguire la dura dis­ci­plina richi­es­ta dal­la lir­i­ca o preferire la vita d’alta soci­età. Una vol­ta al mese la Callas vis­i­ta­va in incog­ni­to la tom­ba del figlio a Bruz­zano (Milano). Una for­tu­na per Ginet­to, il vec­chio cus­tode del cam­posan­to. La sig­no­ra com­pare per la pri­ma vol­ta al vec­chio cus­tode, appiso­la­to in guardi­o­la, in un’auto di grossa cilin­dra­ta e dalle ten­dine abbas­sate. L’autista, in livrea, chiede d’entrare. Ginet­to obbi­et­ta che è giorno di chiusura, ma lo chauf­feur allun­ga una bus­ta con den­tro 500mila lire per il dis­tur­bo, quan­to tre mesi di stipen­dio del cus­tode. «Se ci fa entrare e saprà con­ser­vare il seg­re­to, garan­ti­re­mo la som­ma ogni pri­mo ven­erdì del mese», dice l’autista. Ginet­to spalan­ca il can­cel­lo e si offre d’accompagnare alla tom­ba. Lo chauf­feur dec­li­na l’offerta: «Non si pre­oc­cu­pi, la sig­no­ra sa dove andare».Chissà cosa avrebbe dato il vec­chio necro­foro per vedere in fac­cia la don­na che pun­tual­mente, per 17 anni di segui­to, arriva­va ogni pri­mo ven­erdì del mese, si fer­ma­va mezz’oretta e poi spari­va a bor­do del­la potente berli­na. Ma i pat­ti era­no silen­zio e niente domande. Ginet­to deposi­ta­va la “ren­di­ta” in una ban­ca svizzera. Del­la sua “miniera d’oro” non ne ave­va par­la­to nep­pure con la moglie Ste­fa­nia, alla quale dice­va che si reca­va a Lugano per com­prare dadi e cioccolato.Maria fre­quen­ta­va il cimitero per pian­gere sul­la tom­ba con il nome Omero inciso a let­tere d’oro. Tutte le volte dal­la sua maschera trag­i­ca scen­de­vano lacrime silen­ziose. La ren­di­ta del vec­chio cus­tode cessò nel set­tem­bre del 1977, quan­do improvvisa­mente a Pari­gi giunse al capo­lin­ea la dis­per­a­ta deri­va del­la star che ave­va fat­to impazz­ire mil­ioni di fan.Altre sof­feren­ze tor­men­tarono la Div­ina nel­la fase finale del­la sua vita. La rot­tura con Menegh­i­ni, in segui­to al tradi­men­to del­la can­tante per il mag­nate gre­co Aris­totele Onas­sis, las­ciò infat­ti uno strasci­co di polemiche e scatenò una guer­ra aper­ta tra il com­menda­tore zeviano e il sopra­no, uni­ti in mat­ri­mo­nio nell’aprile 1949. Lo tes­ti­mo­nia la sen­ten­za d’appello emes­sa dal tri­bunale di Milano nel mar­zo del 1966, lo scor­so dicem­bre acquis­ta­ta dal Comune, assieme ad altri cimeli callasiani, durante l’asta ban­di­ta nel­la cit­tà meneghi­na da Sotheby’s.Nella sen­ten­za, 23 pagine dat­tilo­scritte che ricostru­is­cono tut­ta la verten­za legale, si legge che già due mesi dopo che la Callas fece le valige per seguire «Aris­to», Menegh­i­ni pre­sen­tò doman­da di sep­a­razione al tri­bunale di Bres­cia. All’epoca la legge ital­iana non con­sen­ti­va il divorzio, ma solo la sep­a­razione. Quin­di nes­suna delle due par­ti avrebbe potu­to risposar­si in Italia. I legali del com­menda­tore scrivono che, al ter­mine di una crociera sul pan­fi­lo Cristi­na dell’armatore gre­co, nel luglio 1959, Maria dichiarò al mar­i­to d’amare Onas­sis e di essere ria­ma­ta. Da quel giorno la Callas cessò la coabitazione con Menegh­i­ni, che accusò la can­tante di tenere un «con­teg­no spez­zante di ogni deco­ro e ris­er­bo». Per evitare il clam­ore di un proces­so che avrebbe noci­u­to alla car­ri­era del­la moglie, in un pri­mo tem­po Menegh­i­ni aderì alla sep­a­razione con­sen­suale, dec­re­ta­ta nel novem­bre 1959. Ma in segui­to optò per la sep­a­razione legale, rite­nen­do una «grave ingiuria nei suoi con­fron­ti l’ostentazione dei rap­por­ti tra Maria e Onas­sis in locali not­turni, feste e man­i­fes­tazioni artistiche».EPILOGO. Menegh­i­ni sostenne che la relazione tra la Callas e Onas­sis lo espone­va «agli ironi­ci com­men­ti dell’opinione pub­bli­ca». Per con­tro la Callas eccepì l’incompetenza del tri­bunale di Bres­cia e chiese che la sep­a­razione fos­se pro­nun­ci­a­ta per col­pa del mar­i­to, «reo» d’averla fat­ta ogget­to di una «cam­pagna diffam­a­to­ria a mez­zo stam­pa che l‘aveva offe­sa nei sen­ti­men­ti più inti­mi, oltreché pregiu­di­carne la car­ri­era artis­ti­ca». Nel luglio del 1965 il tri­bunale dichiarò la sep­a­razione per­son­ale dei coni­u­gi per col­pa di entram­bi. Qualche giorno dopo il com­menda­tore ricorse chieden­do che i giu­di­ci dichiarassero che lui non ave­va col­pa alcu­na cir­ca la sep­a­razione, e che alla moglie fos­se imped­i­to di portare il cog­nome Menegh­i­ni, e infine che la Callas venisse con­dan­na­ta alle spese di giudizio. La can­tante con­trat­tac­cò addeb­i­tan­do al mar­i­to un com­por­ta­men­to ingiu­rioso, aven­do «con­sapevol­mente dif­fu­so, attra­ver­so inchi­este gior­nal­is­tiche da lui stes­so sol­lecitate, fat­ti inti­mi del­la moglie e par­ti­co­lari sul­la rot­tura del mat­ri­mo­nio». Triste epi­l­o­go per l’idillio che era inizia­to ai bei tem­pi delle esta­ti zeviane.

Piero Taddei
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