Al ristorante Corte Francesco di Montichiari

Cinque euro di provocazione sul vino

18/12/2005 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

di D’accordo, è un’operazione di mar­ket­ing. Ma potrebb’essere il clas­si­co sas­so lan­ci­a­to nel­lo stag­no. L’acqua stag­nante è quel­la del­la ris­torazione, in crisi pro­fon­da, e del suo rap­por­to col . Il sas­so potrebbe mostrar­si un macig­no. Ché se la sper­i­men­tazione andasse a buon fine, se i bevi­tori mostrassero di gradire la for­mu­la, be’, ci si potreb­bero aspettare reazioni a catena.Ora, i miei dod­i­ci let­tori si chieder­an­no di cosa stia par­lan­do. Presto det­to: dell’iniziativa d’un ris­torante di Mon­tichiari, nel Bres­ciano. Si chia­ma Corte Francesco. È del­la famiglia Pic­cinel­li. Pro­pone i vini al cos­to d’acquisto, mag­gio­rati di cinque euro come «dirit­to di stap­patu­ra». Cinque euro fis­si, che si trat­ti d’un vinel­lo o d’una bot­tiglia bla­sonata. L’amico Gigi Del Poz­zo, che di Corte Francesco fa il pr, par­la nel suo comu­ni­ca­to stam­pa di «un’iniziativa che sicu­ra­mente incon­tr­erà il favore del pub­bli­co». Non so se sarà così: mica ho la sfera di cristal­lo. Glielo pos­so augu­rare. So solo che la cosa m’intriga, e mi piac­erà seguir­la, mag­a­ri prof­ittan­done per andare a bere qual­cu­na delle bot­tiglie che ho vis­to in lista.M’accorgo che devo dare qualche det­taglio in più. Bene: com­in­ci­amo col ristorante.Corte Francesco è una strut­tura strana. È sul ret­ti­li­neo che con­giunge Mon­tichiari a Lona­to. Ha un par­co immen­so (dieci ettari: digli niente). A pian ter­reno, saloni da banchet­ti ele­gan­ti per centi­na­ia di per­sone. Di sopra, un inti­mo ris­toran­ti­no da poche decine di posti e una cuci­na che meri­ta d’essere prova­ta. Tra le pig­nat­te del ris­torante al piano supe­ri­ore si muove un gio­vane e tal­en­tu­oso chef, Ste­fano Accorsi­ni. Ha fat­to gavet­ta nel Bres­ciano, ma anche all’estero. Ha due linee di piat­ti: il ter­ri­to­rio — come s’usa dire — riv­is­i­ta­to, e il mare. Provai la sua cuci­na un paio d’anni fa trovan­dola piut­tosto inter­es­sante, ma anco­ra non del tut­to sicu­ra. Ora s’è fat­to adul­to. Sapori net­ti, pre­cisi, lin­eari. Mano sal­da, per­son­al­ità. Ci ho man­gia­to bene a Corte Francesco. Tornerò. I prezzi? Nep­pure proibitivi: dal­la quar­an­ti­na di euro del menù degus­tazione bres­ciano alla ses­san­ti­na di quel­lo itti­co. Alla car­ta sui cinquan­ta. Tut­to com­pre­so: niente cop­er­to. E servizio professionale.I vini. In lista ci sono più di quattrocent’etichette. Mica male. Den­tro, ci trovate di tut­to un po’, e questo forse è un lim­ite, ma m’hanno det­to che rimet­ter­an­no mano all’impostazione di can­ti­na (a propos­i­to: le bot­tiglie stan­no in una stan­za sem­i­nter­ra­ta, col volto in mat­toni, molto bel­la). I prezzi, si dice­va, son quel­li d’acquisto, cui van­no aggiun­ti cinque euro a bot­tiglia. Occhio, però: il ris­torante com­pra qua­si sem­pre da enoteche, non diret­ta­mente dai pro­dut­tori. Quin­di, il prez­zo a cui s’approvigiona è quel­lo già ricar­i­ca­to dall’enoteca. La cosa riduce d’un bel po’ il van­tag­gio per noi che siamo i cli­en­ti finali, ma comunque la som­ma che ci si tro­va a sbor­sare è in genere — non sem­pre — al di sot­to di quan­to chiesto di soli­to nei ris­toran­ti. In questo sen­so, trovare in lista il Bar­baresco ’90 di Gaja a 81 euro (più 5 di stap­patu­ra, ovvi­a­mente) è del tut­to cor­ret­to, come ha osser­va­to qualche col­le­ga. Io dico però che bisogna andar­ci un po’ pru­den­ti, per­ché non è sem­pre facile val­utare i prezzi dei vini d’annate vec­chie. Per esem­pio, i Sas­si­ca­ia ‘94 e ‘96 a Corte Francesco son ven­du­ti a 105 euro più 5, che fan­no 110, cifra che qual­cuno ha rep­u­ta­to buona, ma che a me pare invece del tut­to nor­male, vis­to che si trat­ta di annate pic­co­l­ine e che gli stes­si vini li ho trovati a listi­no in altri locali attorno ai 120 euro, con punte min­ime però di 100 e mas­sime di 170 e più.Secondo me, la car­ta enoica è da son­dare con spir­i­to d’esplorazione, ché ci sono vec­chie bot­tiglie da non las­cia­r­si sfug­gire. Quelle che in altri ris­toran­ti non tro­vi. Rimaste lì mag­a­ri anche casual­mente. Ma ci sono, e van bevute pri­ma che se n’accorgano altri. Un moti­vo più che vali­do, insieme — lo ripeto — alla piacev­ole cuci­na, per pren­der su la macchi­na e andare a Montichiari.Quali sono le bot­tiglie che farei stap­pare se ci andas­si stasera?Per esem­pio sarei curioso di provare il Capi­tel Fos­cari­no ’97 di Ansel­mi (all’epoca era anco­ra nel­la doc del Soave, pri­ma del «gran rifi­u­to»), che ho vis­to a 10,50 più 5, ed è som­ma da pagare sen­za ten­ten­na­men­ti. Così pure il Batàr ’92 di Quer­cia­bel­la, uno degli arche­tipi del­lo chardon­nay ital­iano affi­na­to in bar­rique: a 20 più 5 lo giu­di­co un affarone. Ma altret­tan­to fas­ci­nosa è la ver­sione ’98 del­lo stes­so vino: a suo tem­po, ottenne i tre bic­chieri dal­la gui­da dei Vini d’Italia del Gam­bero Rosso e di Slow Food: a Corte Francesco lo si stap­pa a 28 più 5. Vale il viag­gio il Pinot Bian­co Per­gole 2000 di Lon­gari­va (fu final­ista per i tre bic­chieri, sfio­ran­doli) offer­to a 8 più 5. Ma è un piacere trovare anche il cele­bre Sauvi­gnon St. Valentin 2004 del­la Can­ti­na Pro­dut­tori San Michele di Appi­ano a 16,50 più 5.Fra i rossi com­in­cerei chieden­do Le Zalte ’97 o ’98 del­la Casci­na La Per­ti­ca (a 21 euro più 5) per vedere come ha tenu­to il più pre­mi­a­to fra i caber­net del Gar­da. Non mi farei sfug­gire il semi­sconosci­u­to Brunet­to ’95 di Mon­tecorno (a 12 più 5), un rebo garde­sano del tut­to sper­i­men­tale (oggi l’azienda è degli Avanzi). Tra­can­nerei con­tento il Faye 2000 di Pojer e San­dri a 20 più 5 e così pure il Rosso dell’Abbazia ’96 di Ser­afi­ni e Vidot­to a 17 più 5 o il Faro ’98 di Palari a 25,50 più 5 (una ter­na di vini che furono insigni­ti dei tre bic­chieri gam­beristi). Ma è a buon prez­zo anche il Pauil­lac ’93 di Lynch-Bages a 50,50 più 5, vis­to che oggi lo si tro­va in enote­ca in Fran­cia fra i 60 e i 70 euro, solo com­pran­do­lo però in cas­sa da sei bottiglie.Per chi volesse provare, ecco il tele­fono di Corte Francesco: 030 9981585. Fate­mi sapere, dopo.

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