Esibizione degli Aksak Project alla rassegna Acque dotte di Salò

03/07/2015 in Musica
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Di Redazione

La rasseg­na “Acque dotte”, orga­niz­za­ta in col­lab­o­razione dal Comune di Cre­mona, dal Comune di Salò, dal­la Pro Loco ‘Cit­tà di Salò’ e dal­la Asso­ci­azione Indus­tri­ale Bres­ciana, pros­egue saba­to 4 luglio (ore 21.30, ingres­so gra­tu­ito sul pal­co allesti­to in piaz­za del­la Vit­to­ria) con l’e­si­bizione di Aksak.

Questo grup­po vota­to ad un’atipi­ca e col­oratis­si­ma idea di world music, pro­pone l’inedi­ta per­for­mance inti­to­la­ta Alchimie d’ac­qua. La stru­men­tazione uti­liz­za­ta da Aksak Project proviene dall’Oriente, dal Medio Ori­ente, dal cen­tro Africa e dal Maghreb, ma anche dal­la musi­ca clas­si­ca oltre che dal­la tradizione jazz­is­ti­ca occi­den­tale. Le rit­miche sono quelle dis­pari dell’area bal­cani­ca, men­tre le linee melodiche spes­so inter­cettano atmos­fere medio-ori­en­tali, pur uti­liz­zan­do la scala occi­den­tale ben tem­per­a­ta… E poi c’è l’improvvisazione, pecu­liar­ità del­la musi­ca jazz, ma tipi­ca anche del­la musi­ca di tradizione araba.

La band for­ma­ta da Achille Meazzi (chi­tar­ra, oud, saz, lau­to ste­ri­ano, cel­lo, kalim­ba, har­mo­ni­um indi­ano, san­tur), Nico Cat­ac­chio (con­tra­b­bas­so), Nico­la Man­to­vani (sas­so­foni e har­mo­ni­um indi­ano), Alber­to Ven­turi­ni (per­cus­sioni, udu drum, hang drum, clar­inet­to e clar­inet­to bas­so), Mar­co Turati (can­to) e Eliana Piazzi (can­to e let­ture) sarà affi­an­ca­ta, per l’oc­ca­sione, dal­la vio­lin­ista Eloisa Man­era e dal trom­bet­tista Gian­ni Satta.

Ad Aksak Project, nato come ‘lab­o­ra­to­rio musi­cale’ nel 1996, non è mai inter­es­sato fare musi­ca etni­ca in sen­so stret­to: l’ensem­ble si muove nel­l’am­bito del­la cosid­det­ta world music ma il suo è un costante per­cor­so di ricer­ca. Il leader Achille Meazzi affer­ma infat­ti che sono state assec­on­date le varie espe­rien­ze di tut­ti gli ele­men­ti del grup­po (altal­enan­ti tra la musi­ca popo­lare-etni­ca, la clas­si­ca e il jazz), per rius­cire a met­tere in relazione con la nos­tra musi­ca la musi­ca del grande mare inter­clu­so ( il Mediter­ra­neo),  la musi­ca più occi­den­tale d’Oriente con quel­la più ori­en­tale di Occi­dente così come la parte più a sud del “nord celti­co” con quel­la più a nord del con­ti­nente africano. In questo prog­et­to il com­p­lesso cer­ca di portare a sin­te­si le atmos­fere sonore attinte nel baci­no del Mediter­ra­neo, attrac­can­do ideal­mente qua e là in vari por­ti, pren­den­do il meglio di cul­ture e popoli diver­si, fino a trac­cia­re un quadro sonoro com­p­lessi­vo di tutte queste esperienze.

Questo riman­do al mediter­ra­neo non è casuale soprat­tut­to se teni­amo con­to del­l’idea alla base di ques­ta rasseg­na “la cul­tura scorre dal lago al fiume” e che, pro­prio nell’anno di , indi­vid­ua l’acqua come il col­lega­men­to che mette in relazione gen­ti, saperi, cul­ture, e tradizioni.

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