Macché compromesso storico La tavola mette d’accordo i politici. E per cenare è d’obbligo indossare il grembiule con l’effigie del maiale

In un ristorante di Albarè ogni venerdì il rito della ganzega

09/11/2001 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Ve li vedete Alear­do Mer­lin e Gus­ta­vo Franchet­to che si abbrac­ciano? Eppure lunedì sera ad Albarè il pres­i­dente del­la Provin­cia, uomo di pun­ta del cen­trode­stra, ha scam­bi­a­to sor­risi a pro­fu­sione col vicepres­i­dente del Con­siglio regionale, ref­er­ente del cen­trosin­is­tra. E altret­tan­to han­no fat­to sin­daci forzisti e ulivisti del -Gar­da. Com­pro­mes­so stori­co? Mac­ché: quel­la è roba del pas­sato. Qui c’erano di mez­zo il por­co e la ganzé­ga. Nel sen­so che s’è rin­verdi­ta la tradizione del­la fes­ta per l’uccisione del maiale. E che si trat­tasse d’un incon­tro gio­coso l’avreste capi­to dall’abbigliamento: tut­ti in grem­bi­ule con dis­eg­na­to un por­co sezion­a­to. La coles­teroli­ca aduna­ta gas­tro­nom­i­ca di politi­ci e ammin­is­tra­tori, all’insegna del­la cuci­na tradizionale a base di carne e frattaglie di maiale, è un’idea di Fran­co Cera­di­ni, oste ad Albarè, dove gestisce il ris­torante Cà del Ponte, e nor­ci­no ad Arbiz­zano, dove macel­la sui­ni all­e­vati in Lessinia. A Cà del Ponte ha rein­ven­ta­to la ganzè­ga, la fes­tosa cena che chi­ude­va i lavori edili, agri­coli o del­la pesca. Per­ché quest’iniziativa? «Per­ché nelle case non ci si par­la più», ti risponde Cera­di­ni. E al tuo sguar­do per­p­lesso, aggiunge: «Un tem­po si face­va filò: mi sem­bra ieri che mia non­na mi rac­con­ta­va le sue sto­rie. E quan­do si uccide­va il maiale, non c’era famiglia che non invi­tasse gli ami­ci a man­gia­re gli ossi con la pearà, a far la ganzè­ga. Adesso siamo tut­ti di cor­sa, ma quel cli­ma va riva­l­u­ta­to. E allo­ra la fes­ta l’ho rimes­sa in pie­di nel ris­torante». Così la ganzè­ga a Cà del Ponte con­tin­uerà tut­ti i ven­erdì sera fino al 14 dicem­bre, con abbuf­fate di focac­cia coi cic­coli, bruschette col lar­do, risot­to col tas­tasàl, cotechi­no, fagi­oli con le còdeghe, ossi de por­co con la pearà, fogàs­sa. Sarà una specie di sagra, a prez­zo calmier­a­to, con la fis­ar­mon­i­ca che suona musi­ca folk, il tut­to coor­di­na­to dall’associazione I Ghiot­toni di Tor­ri e di Slow food del Gar­da Veronese. A dare il via alla res­ur­rezione del­la ganzè­ga c’erano, s’è det­to, i politi­ci, che entran­do nel ris­torante si son visti met­tere al col­lo un grem­bi­u­lone bian­co con l’effige del maiale: accadrà così anche a chi prenoterà i prossi­mi ven­erdì. «È impor­tante che queste tradizioni vengano riscop­erte» ha sot­to­lin­eato Mer­lin, «il ritorno alla fes­ta tradizionale ha grande val­ore», gli ha fat­to eco Franchet­to: destra e sin­is­tra con­cor­di almeno sul­la gas­trono­mia rus­pante. «E non bisogna dimen­ti­care la tradizione vini­co­la», ha aggiun­to l’assessore provin­ciale all’agricoltura, Albi­no Pezzi­ni. «Feste così avrem­mo l’ambizione di ved­er­le nel­la nos­tra ris­torazione tut­to l’anno», ha osser­va­to il pres­i­dente del­la comu­nità mon­tana del Bal­do, Lui­gi Castel­let­ti. E con­sen­si con­vin­ti sono piovu­ti dal pres­i­dente del­la funi­via di Mal­ce­sine, Giuseppe Ven­turi­ni, dai sin­daci di Riv­o­li, Pas­tren­go, Fer­rara di Monte Bal­do, Capri­no, Bren­zone, dai vicesin­daci di Coster­mano e Fumane. Per una sera impeg­nati con gam­béti e pearà.

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