La Ferrovia Mantova-Peschiera (F.M.P.) – 1934–1967 — 22a Puntata

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Di Redazione
Giancarlo Ganzerla

Il Con­sorzio, por­ta­to a ter­mine il pri­mo impor­tante pas­so per garan­tire l’esercizio con le due “nuove” auto­motri­ci, che qual­cuno si osti­na­va a chia­mare Lit­torine per rem­i­nis­cen­ze storiche anche se non c’era pro­prio paragone con le “Lit­torine” Fiat, decise di con­tin­uare nell’opera di com­ple­ta­men­to e di disponi­bil­ità del par­co rota­bili. Il 2 luglio 1948 era sta­ta acquis­ta­ta dalle FS la ALn 56.4003 Ansal­do, e il 9 aprile 1949 anche l’altra la ALn 56.4002, gia­cen­ti accan­to­nate in Toscana. Bisogn­erà atten­dere il 27 giug­no 1952 per­ché anche l’ultima delle 3 ex Ansal­do sper­i­men­tali fun­zio­nan­ti a gaso­lio (naf­ta), la ALn 56.4001, venisse acquis­ta­ta, per diventare, la terza “Man­to­vana”. Da tutte queste furono recu­perati par­ti­co­lari pezzi mec­ca­ni­ci anco­ra uti­liz­z­abili, ma soprat­tut­to i car­rel­li. Solo la cas­sa del­la 4001, nel 1956, pri­va di car­rel­li che ver­ran­no motor­iz­za­ti anco­ra dalle Officine Mar­coni, fu invi­a­ta pres­so l’Officina Mec­ca­ni­ca del­la Stan­ga di Pado­va. Ques­ta dit­ta, con la con­sol­i­da­ta espe­rien­za nel­la costruzione di rota­bili riuscì a trarne la più mod­er­na delle tre auto­motri­ci del­la flot­ta F.M.P. Pur sim­i­le alle due con­sorelle, si dis­tingue­va per avere il vesti­bo­lo cen­trale con porte di sali­ta ad antine pneu­matiche, che la sud­di­vide­va in due com­par­ti­men­ti uguali, con l’aumento dei posti a sedere a 72. In più dispone­va sopra ogni cab­i­na di gui­da di un grosso faro cen­trale. Rinu­mer­a­ta ALn 72.403 entr­erà in servizio nei pri­mi mesi del 1957, come ammi­raglia. Per cir­costanze sfor­tu­nate, pro­prio nel luglio del­lo stes­so anno, come si vedrà, un grave inci­dente costrinse l’automotrice ad una lun­ga sos­ta per la riparazione.

Sem­pre le Officine Mar­coni di Cur­ta­tone, dopo la ricostruzione delle prime due auto­motri­ci, su ordine del Con­sorzio e su prog­et­to del diret­tore del­la Fer­rovia Man­to­va-Peschiera, uti­liz­zan­do un car­rel­lo Ansal­do, un motore Gen­er­al Motors e un cam­bio GM, assem­blarono un pic­co­lo loco­mo­tore leg­gero atto al traino di treni viag­gia­tori e mer­ci. L’Ispettorato Gen­erale del­la Motor­iz­zazione Civile e dei Trasporti in Con­ces­sione, il 13 mag­gio 1952, approvò il prog­et­to. Entr­erà nel par­co mezzi di trazione con la sigla LD 11 FMP, con veloc­ità mas­si­ma autor­iz­za­ta di 80 km/h.

Dispo­nen­do di altri car­rel­li e motori, come è sta­to det­to, il Con­sorzio decise di far assem­blare dal­la pro­pria offic­i­na di S. Anto­nio Man­to­vano un sec­on­do loco­mo­tore Diesel. Furono uti­liz­za­ti due car­rel­li mod­i­fi­cati, con pas­so accor­ci­a­to, che sostenevano cias­cuno una semi cas­sa con cab­i­na e muset­to. Ogni car­rel­lo mon­ta­va un motore Gen­er­al Motors con cam­bio GM. Le due semi casse era­no unite al cen­tro con un man­tice a soffi­et­to, come alcu­ni tipi di loco­mo­tori delle FS con più car­rel­li. Una cas­sa uni­ca e rigi­da, con due car­rel­li motore ravvi­c­i­nati, avrebbe potu­to creare prob­le­mi di cir­co­la­bil­ità soprat­tut­to sug­li scam­bi e sulle curve di stret­to rag­gio. Il sec­on­do loco­mo­tore, del­la poten­za di 330 cav­al­li, entrò in servizio con la sigla LD 12. Tutte queste pre­cise notizie sono trat­te sem­pre da quan­to scrit­to nel suo libro da Alessan­dro Mura­tori, nell’impossibilità di reperire doc­u­men­ti originali.

Un’altra dit­ta man­to­vana venne coin­vol­ta nel­la ricostruzione dei rota­bili dan­neg­giati. A Marmiro­lo, la pri­ma stazione del­la fer­rovia Man­to­va-Peschiera in sede pro­pria, sorge­va l’Officina C.I.M.A., Costruzioni Indus­tri­ali Mec­ca­niche e Affi­ni. A ques­ta offic­i­na, dove già si ripar­a­vano car­rozze e car­ri delle F.S., e che era rac­cor­da­ta con un bina­rio alla lin­ea F.M.P., furono inviati per la ricostruzione i rota­bili con­ve­nien­te­mente ripara­bili rimasti. Delle tre car­rozze a car­rel­li ne era rimas­ta una, delle nove a due assi resta­vano due, dei dieci car­ri a sponde basse tre, dei dieci car­ri a sponde alte sette, dei dieci car­ri chiusi sette. Quel­li non ripara­bili furono tut­ti demoli­ti dal­la stes­sa offic­i­na CIMA, così come i resti delle tre loco­mo­tive a vapore non più uti­liz­z­abili, cioè le 001–002-003.

Nel 1954 la loco­mo­ti­va a vapore 004, ulti­ma super­stite, fu riti­ra­ta dal servizio e accan­to­na­ta nel depos­i­to di S. Antonio

Ritornerà ad essere utile nel 1957, quan­do a causa dell’incidente ricorda­to, l’automotrice ALn 72. 403 e il loco­mo­tore LD 12 furono mes­si fuori uso per qualche mese.

Sis­temati i rota­bili, bisognò ricostru­ire gli immo­bili dan­neg­giati dal­la vam­pa­ta finale del­la guer­ra. Nel­la sede di S. Anto­nio Man­to­vano sia l’officina che il depos­i­to loco­mo­tive anda­vano rifatti.

Inoltre a Marmiro­lo si ricostruì il piano car­i­ca­tore, all’epoca parec­chio uti­liz­za­to; a Rover­bel­la la stazione fu com­ple­ta­mente ricostru­i­ta, ma anche il piano car­i­ca­tore e il mag­a­zz­i­no mer­ci che venne ried­i­fi­ca­to con una tet­toia in cemen­to aper­ta. Ricostru­ito pure il casel­lo n 9 pos­to al biv­io con la dira­mazione per Peschiera Darse­na, che, come rac­con­ta­to, era sta­to raso al suo­lo nei bom­bar­da­men­ti al ponte sul Min­cio. Infine la stazione di Peschiera, can­cel­la­ta dai bom­bar­da­men­ti, fu ricostru­i­ta in uno stile mod­er­no con tet­toia in cemen­to, come quel­la di Rover­bel­la. Entram­bi i fab­bri­cati sono tutt’ora esisten­ti. Con­tem­po­ranea­mente si sis­temarono trat­ti di lin­ea con la mes­sa in opera di nuovi bina­ri, men­tre alcu­ni piaz­za­li rieb­bero gli scam­bi e i tronchet­ti che era­no sta­ti incred­i­bil­mente tolti dal­la con­ces­sion­ar­ia SAER.

Scrive­va A. Mura­tori: “Negli anni del dopoguer­ra, oltre alla feb­brile attiv­ità di ricostruzione, si operò una vera e pro­pria cam­pagna di rilan­cio del­la Fer­rovia inte­sa a favorire al mas­si­mo le pos­si­bil­ità tur­is­tiche del­la lin­ea che divenne ben presto il sim­bo­lo del­la gita al . Coll’orario esti­vo veni­vano infat­ti isti­tu­ite spe­ciali cop­pie di treni in coin­ci­den­za a Peschiera con i piroscafi del­la lacuale. In questo servizio la Fer­rovia era par­ti­co­lar­mente favorita per l’avere un rac­cor­do pro­prio che, sot­topas­san­do la -Venezia, giunge­va diret­ta­mente alla darse­na in riva al lago. Per questo eccezionale servizio treno + nave era con­ces­so lo scon­to del 50% sul prez­zo del nor­male bigli­et­to di anda­ta e ritorno”.

Anco­ra una vol­ta vien da chieder­si se quel­li non era­no tem­pi migliori dei nostri.

Con­tin­ua

Nel­la stor­i­ca immag­ine a col­ori del 1966 le due “Man­to­vane” ALn 68.401 e 64.402 in posa fotografi­ca davan­ti al depos­i­to F.M.P. di S. Anto­nio Man­to­vano. Foto Licinio Bon­at, collezione A. Muratori.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 13 Octo­ber 2020 @ 12:26

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