Sabato collezionisti da tutta Italia e dall’estero all’Eurocongressi hotel. In mostra bambole bisquit, automi, marionette e trenini

Riapre la borsa dei giochi d’epoca

Di Luca Delpozzo
Cavaion Veronese

I vec­chi baloc­chi dei sec­oli scor­si sfil­er­an­no in passerel­la questo saba­to per la trentac­inques­i­ma edi­zione del­la «Bor­sa scam­bio gio­cat­toli d’epoca». All’Eurocongressi Hotel arriver­an­no centi­na­ia di collezion­isti ital­iani e stranieri per parte­ci­pare ad un’interessante gal­le­ria di auto­mod­el­li, auto­mi, gio­cat­toli d’epoca, teatri­ni, mar­i­onette, bam­bole e treni­ni. La mostra dur­erà solo la gior­na­ta di saba­to. Il tuffo nell’oceano del­la fan­ta­sia è un appun­ta­men­to che si ripete dal 1980. Le prime edi­zioni del­la bor­sa scam­bio ven­nero real­iz­zate alla Gran Guardia, in piaz­za Bra, poi nei padiglioni del­la fiera di Verona, quin­di al teatro ten­da Estrav­a­gario e, da quest’anno, nel­la raf­fi­na­ta cor­nice dell’Eurocongressi di Cavaion. All’appuntamento con la man­i­fes­tazione scalig­era (aper­ta al pub­bli­co dalle ore 10.30) arriver­an­no centi­na­ia di appas­sion­ati con le valigie e i bauli carichi di gio­cat­toli e mod­el­li­ni costru­iti in Europa dal­la fine dell’Ottocento agli anni Ses­san­ta, epoca in cui le fab­briche di gio­cat­toli iniziarono ad uti­liz­zare mate­ri­ali plas­ti­ci, poco gra­di­ti ai collezion­isti. Fino ad allo­ra i giochi veni­vano prodot­ti in met­al­lo, lat­ta, gom­ma, leg­no, le vec­chie bam­bole in leghe spe­ciali chia­mate “com­po” o “bisquit”. Attra­ver­so i gio­cat­toli in mostra sarà pos­si­bile rileg­gere fram­men­ti di sto­ria, per­ché i baloc­chi riflet­tono le ten­den­ze sociali delle rispet­tive epoche: dalle roman­tiche bam­bole di fine Otto­cen­to ai deliziosi auto­mi del­la Belle Epoque, per arrivare ai giochi bel­li­ci (plo­toni di sol­da­ti­ni, car­rar­mati, auto­blin­do) del Ven­ten­nio, alle auto­mo­bi­line di ogni fog­gia e for­ma­to degli anni Cinquan­ta e Ses­san­ta (i decen­ni del­la motor­iz­zazione di mas­sa), ai cosid­det­ti “gio­cat­toli spaziali” (razzi, astron­avi, robot) espres­sione di un peri­o­do che vide le super­poten­ze Usa e Urss assai impeg­nate nel­la con­quista del­lo spazio plan­e­tario. «Oggi i giochi sono decisa­mente diver­si, soprat­tut­to nel­la modal­ità e nel­la scelta dei tem­pi», dicono i collezion­isti, «e i ragazzi scam­biano per gio­co quel­li che un domani diven­ter­an­no stru­men­ti di lavoro, come il tele­foni­no, inter­net e molte appli­cazioni elet­tron­iche che, fra l’altro, impon­gono tem­pi di reazione tutt’altro che rilas­san­ti e gio­cosi rischi­an­do così di scatenare vere e pro­prie patolo­gie e dipen­den­ze». Così, vis­to che indi­etro dif­fi­cil­mente si tor­na, tan­to vale lus­trar­si gli occhi con questi scam­poli del­la memo­ria. Chissà che a qualche ado­les­cente con i jeans dip­in­ti a strisce non ven­ga in mente di preferire l’orsacchiotto di peluche al videogame?