Altro che regali di Natale. Quella fu una razzia. La mattina del giovedì 25 dicembre di 200 anni fa iniziò una giornata di terrore per la comunità valeggiana che subì l’ultimo saccheggio della sua storia, ad opera delle truppe francesi. Lo racconta don Andrea Carpani, allora chierichetto dodicenne, in un libro pubblicato a Verona presso i tipi di Antonelli nel 1843.
Descrizione dell’evento e testimonianze
Come in un film gli avvenimenti risaltano nella loro vivezza a partire dall’avvenimento iniziale durante la messa: «Nell’atto ch’egli (il sacerdote Domenico Guerra, ndr) alza la destra alla fronte per fare il primo segno di Croce un orribile scoppio di cannone dall’imminente castello improvvisa risuona, indi un altro ci percuote, ci assorda!». Dalle colline del monte Ogheri i francesi sparano verso il paese ed in chiesa si scatena il fuggi-fuggi, anche tra i militari austriaci presenti guidati dal generale Hohenzolern.
Lo stesso Carpani scappa e va a rifugiarsi a casa tra le braccia dei genitori in via San Rocco, mentre per le vie corrono i soldati avvolti dal fumo dei cannoni. Certo per Carpani, cronista suo malgrado, l’arrivo dei francesi rappresenta quanto vi sia di peggio («Ieri stanotte ohimè! poco men che a Casa del Diavolo»), ma la testimonianza diretta è ritenuta importante da Cesare Farinelli, autore di «Storia di Valeggio e del suo territorio».
Testimonianze e dettagli storici
«Innanzitutto perché non capita spesso», afferma oggi Farinelli, «e poi perché ci permette di vivere quelle ore quasi in presa diretta, attraverso il racconto di tanti fatti e piccoli episodi; le donne giovani ad esempio che cercavano in tutti i modi di imbruttirsi con fango e fuligine per sottrarsi alle violenze; l’invasione della sua casa con il salvataggio della sorellina presa al volo da una serva dopo che i soldati l’avevano estratta violentemente dalla culla alla ricerca di cose preziose; il gesto di carità dell’arciprete che mise al riparo in canonica due prostitute al seguito dell’esercito francese, ottenendo così poi la loro “intercessione” per evitare il saccheggio della chiesa e della canonica».
All’alba di Santo Stefano gli armati abbandonarono Valeggio, ma solo nel pomeriggio i locali uscirono per recuperare pezzi di carne degli animali morti e seppellire i caduti.


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