giovedì, Gennaio 15, 2026
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Selenio Ioppi ne ricorda la storia e propone con altri di aprirla al pubblico

La chiesetta di S.Giuseppe, perché dimenticarla?

Interventi di restauro e promozione

Restaurare esternamente la cinquecentesca chiesetta di S. Giuseppe, all’imbocco di via Segantini, e, per soddisfare le numerose richieste, tenerla aperta al pubblico almeno in estate. Per richiamare i visitatori si potrebbero organizzare delle esposizioni o degli appuntamenti culturali, ovviamente in sintonia con il luogo di culto.

In tale contesto si potrebbe rispolverare l’antica festa patroneale del rione, dimenticata da decenni. Sono diverse le persone che hanno riproposto la riapertura del secolare edificio sacro, posto tra l’altro in uno dei punti strategici della città. Tra essi, l’ex sindaco e storico locale Selenio Ioppi e Silvio Malfer, da sempre l’«anima» delle vicine frazioni di Mogno e Caneve.

Storia e ripristino della chiesetta

Per Ioppi il ripristino della chiesetta, costruita nel 1570, a fianco delle ormai distrutte mura medievali, che in passato ebbe una discreta importanza religiosa, s’impone. Nel 1611 venne «protetta» da un conte d’Arco: la fece diventare vicinia con un sacerdote fisso e la dotò di rendite.

Nel 1860 vi fu un radicale restauro per la minaccia di crollo, e qualche decennio dopo la volta venne affrescata. «Negli anni ’70, in attesa di ripristinare questi dipinti, il compianto arciprete don Luigi Flaim non mise mano all’interno del tempietto, limitandosi alla tinteggiatura esterna», racconta Selenio Ioppi. «La forte umidità, per la presenza soprattutto della sottostante fitta, ha vanificato il lavoro, ed ora la situazione è come prima. Serve un secondo intervento per abbellire il più frequentato ingresso alla città, mentre per soddisfare le istanze dei turisti, la chiesa dovrebbe essere visitabile».

Proposte di valorizzazione e volontari

Vi è già un volontario disposto a diventarne il custode. Si tratta di Ugo Ischia, che possiede una galleria d’arte nei pressi. Per favorire il richiamo al tempietto, suggerisce l’organizzazione di periodiche esposizioni o di altri appuntamenti culturali, come avviene in numerosi luoghi di culto.

Anche Silvio Malfer ha proposto di rinfrescare le facciate esterne e di aprire la chiesa alla gente. Ma ogni decisione spetta al decano di Arco.

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