Erano le 12.26 di ieri quando un fragoroso botto ha rotto il silenzio del lago. A provocare l’esplosione il quintale e mezzo d’esplosivo utilizzato per frantumare il diedro di roccia che, pericolante sulla Gardesana, proprio sopra il tratto di strada che divide la prima e la seconda galleria, rendeva di fatto impossibile l’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo tunnel che correrà per 12000 metri nel cuore della Rocchetta.
Pochi, brevissimi istanti e, mentre decine di gabbiani si levavano in volo spaventati, il grande masso di circa 1600 metri cubi si sbriciolava e finiva nelle acque del lago. Per farlo staccare dal resto della montagna, i tecnici avevano lavorato per tutta la mattinata, posizionando la dinamite in sette fori di circa sei metri ciascuno, scavati alla base del masso.
L’esplosione e le tecniche di demolizione
Poi, alle 12.26, lo scoppio. Anzi sarebbe meglio dire gli scoppi, dato che le cariche (anche se l’orecchio umano ha percepito una sola esplosione), grazie a detonatori microritardanti, sono saltate in sequenza (si parla di millesimi di secondo) in modo da “dirigere” la frana nella maniera considerata ottimale dai tecnici.
Tra qualche giorno, dunque, sarà aperto il cantiere per il tunnel.


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