Nella cornice dell’hotel Desenzano si è svolto un intermeeting del Lions Desenzano Lago dedicato al teatro. Relatore d’eccezione Paolo Puppa, attore, critico, scrittore, professore di Storia del teatro all’Università di Venezia, organizzatore di conferenze e presentazioni teatrali in tutto il mondo.
Introdotto dal presidente del Lions Desenzano Host, Ladislao Piccoli, il professor Puppa ha recitato alcuni monologhi su «Padri in scena», sottolineati dal vivo dal sax di Marco Barbara.
Un’occasione per entrare nel mondo di Puppa, un universo ricco di tensione interpretativa, nel quale la presenza quasi ostile dei figli e delle nuore porta a lunghi momenti di amara, profonda riflessione, fino ad arrivare a una verità sconcertante, tutta da scoprire, in un crescendo pieno di azione drammatica.
La creatività e il progresso
Il professore ha parlato della creatività, indicandola come una tappa importante della civiltà. Chi è in grado di fare qualcosa di nuovo nell’ambito della produzione artistica è un uomo con una attività fantastica accentuata, ha detto Puppa, nella consapevolezza che esiste veramente una connessione tra immaginazione e creatività.
E forse la stessa creatività ha segnato tutte le grandi scoperte: ecco la base del progresso, dei figli che superano quel che hanno fatto i padri.
Oggi fra padri e figli esiste una distanza abissale rispetto a un secolo fa. Il figlio, nell’800, aveva le stesse abitudini del padre, uguale bagaglio culturale e intellettuale.
Oggi, invece, il cambiamento nella struttura sociale ha accresciuto le distanze fra generazioni. L’ultimo secolo ha rappresentato un salto qualitativo e di capacità tecniche corrispondente ai due millenni precedenti: uno sviluppo tanto accentuato invecchia bruscamente ogni generazione.
Ed ecco, seguendo i monologhi di Puppa, che in questa situazione emerge prepotente il bisogno di creatività, medicina contro lo smarrimento.


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