Il tentativo di acquisizione del Castello Scaligero
Il Comune di Sirmione torna alla carica: vuole acquisire il Castello Scaligero. Dopo un lungo letargo, durato 13 anni, la Giunta Ferrari ha rispolverato l’idea di entrare in possesso della fortezza, naturalmente per poterla gestire.
L’amministrazione coltiva il progetto innanzitutto per garantire ai visitatori un ampliamento dell’orario di apertura, quindi pensa alla riapertura delle sale per le mostre, oggi chiuse per interventi strutturali. E infine vuole sfruttare al meglio la risorsa-castello.
Per fare un esempio, la mostra di Chagall, inizialmente fissata proprio nella rocca, è stata dirottata, a dieci giorni dall’inaugurazione, nei ridotti spazi della galleria di piazza Flaminia. Una beffa.
La vicenda storica e le pratiche amministrative
Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al luglio 1987, anche se la storia del ventilato passaggio della fortezza dal ministero per i Beni culturali al Comune risale al 10 giugno ’86, quando arrivò a Roma la prima domanda di concessione in comodato.
Il 10 luglio ’87 l’Intendenza di Finanza di Brescia scrive alla Sovrintendenza della Lombardia chiedendo un parere sulla richiesta del Comune.
Il successivo 28 luglio entra in ballo il sindacato — la Federazione territoriale della Funzione pubblica del Garda (allora la Camera del lavoro Cgil era articolata in sedi periferiche), che esprime al ministero e alla Sovrintendenza «preoccupazione circa la ventilata cessione in comodato del Castello Scaligero al Comune di Sirmione».
Chiaro il motivo: difendere il personale statale che, in caso di passaggio all’ente locale, poteva subire tagli. La lettera sembra sortire effetti, perché fino al 7 ottobre non succede più nulla.
Poi, il ministero scrive nuovamente alla Sovrintendenza di Brescia chiedendo una «valutazione sulle voci concernenti una eventuale concessione in uso».
Si arriva al 5 novembre ’87, e il possibile «grande giorno», perché il ministero rilascia parere favorevole alla concessione al dicastero delle Finanze. La risposta arriva insomma dopo 4 mesi.
Ma poi si apre un «giallo». Il 28 novembre dello stesso anno il ministero comunica inspiegabilmente alle Finanze di aver revocato il precedente parere favorevole.
A loro volta, le Finanze chiedono chiarimenti ai Beni culturali sui motivi del dietrofront, e a questo punto segue un lungo silenzio, interrotto solo nel febbraio scorso, quando Sirmione sollecita il ministero delle Finanze a cedere in gestione la fortezza, tenendo conto del parere favorevole emesso quattro anni prima.
La serie di comunicazioni termina (per ora) il 9 marzo: ministero e Sovrintendenza scrivono al Comune dicendo che il parere era stato revocato nel novembre ’87. Notizia già ben nota, ma il sindaco Maurizio Ferrari intende andare avanti.
Anche, dicevamo, per sfruttare meglio questo tesoro.


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