Sete di poesia. Nella patria del vino di qualità il prelibato nettare è passato per alcune ore in secondo piano. Sabato mattina, a farla da padrone, in una sala consiliare gremita di autorità e «venditori» di sogni, pensieri e liriche d’amore, i partecipanti al concorso nazionale di poesia «Grappolo d’oro». L’appuntamento, mirabilmente organizzato dall’Amministrazione comunale, ha registrato un forte interesse con l’arrivo di ben 240 poesie provenienti da diverse regioni d’Italia.
Un successo che premia il lavoro di Romano Brusco, consigliere con delega alla cultura, e Carlo Rigoni, segretario e coordinatore del concorso, vero deus ex machina dell’intera rassegna. In un colpo solo, l’infaticabile Rigoni è riuscito nel compito non certo facile di portare in riva al lago il prefetto Francesco Giovannucci e il procuratore capo Guido Papalia, forse più a loro agio con carte bollate, leggi o inchieste che di fronte a introspezioni psicologiche, indizi e ricerca della felicità dell’anima.
Interventi e giudizi
Da buon ospite, il rappresentante dello Stato non ha mancato di elogiare la bellezza del luogo e di sottolineare la sensibilità dell’Amministrazione comunale nel promuovere la cultura. Più schietto e diretto, Papalia ha commentato: «Rigoni è un provocatore perché ci costringe a partecipare a questi incontri». A parte la battuta, il procuratore capo ha rimarcato la forza della poesia, «forma d’arte che si presta in maniera alta a far comunicare gli uomini».
Prima di procedere alla lettura dei vincitori, il presidente della commissione, Erasmo Leso, professore alla facoltà di Lettere dell’università di Verona, ha voluto spiegare le linee guida che hanno portato alla scelta dei vincitori. «Abbiamo operato nel tentativo di uscire dai canoni della poesia amatoriale tradizionalmente divulgata, cercando di accantonare i componimenti troppo melensi e privilegiando quelle opere che hanno dato spazio all’innovazione e all’ironia».
Compito non facile, che ha prodotto ampia discussione all’interno della commissione giudicante, composta anche da Pierluigi Laita, Romano Brusco, Igino Consolini, Piero Scapini e Carlo Rigoni. I giurati sono stati chiamati a scegliere gli elaborati migliori rispettivamente per la sezione in lingua italiana, dialetto del Triveneto, e a tema («Il Benàco: bellezza e ricchezza della sua terra»). «Nessuna decisione è stata presa all’unanimità, ma a maggioranza», ha ripreso il professor Leso, a dimostrare l’incertezza nella scelta finale, congiunta ad una particolare serietà e attenzione nella selezione dei testi.
Un lavoro scrupoloso, che non ha mancato di riservare sorprese, come la decisione di non assegnare i primi tre premi della sezione a tema, ma di attribuire sei segnalazioni di merito a Giovanni Caprini di Verona, Franca Piazzi Zellioli di Cremona, Gemma Iorio di Guastalla, Franco Mantovani di Mantova, Lucia Menini Beltrame di Verona e Francesco Zanettin di Galliera Veneta.
Per la sezione Lingua italiana, primo posto a Costanzo Liprandi di Racconigi, in provincia di Cuneo («Non c’era il lago»), seguito da Ludovica Mazzuccato di San Martino di Venezze, Aminah De Angelis di Perugia, Giorgio Rolfi di Mondovì, e Luciana Gatti di Minerbe. Premi speciali sono andati all’avvocato Guariente Guarienti e Diego Fantin di Thiene.
Sono stati inoltre segnalati Anna Veronesi Bozzoli di Crevalcore, Adriana Scarpa di Treviso, Rina dal Zilio di Quinto di Treviso, Maria Antonietta Belotti di Brescia, Giuseppe Bartoli di San Cassiano e Agostino Barbini di Chioggia. Nella sezione Dialetto del Triveneto, Grappolo d’oro ha assegnato un premio di un milione a Fabio Franzin di Cessalto, in provincia di Treviso, seguito da Renzo Corona di Mezzano di Primiero, Bruno Castelletti di Verona, Bepi Sartori di Volargne e Ines Scarparolo di Vicenza.
Segnalati con Grappolo d’argento e diploma, Olga Fioravanti di Schio, Enzo Saggioro di Legnago, Teresa Donatelli di Isola Rizza, Gianni Vivian di Mestre, Nico Bertoncello di Bassano del Grappa, Nadia Zanini di Bovolone.
La Commissione ha poi assegnato il premio alla memoria di Giuseppe Faccincani, già capocronista dell’Arena, «maestro saggio, affettuoso, integerrimo e guida di tanti allievi giornalisti». A ritirare la targa in bronzo, opera dello scultore Sergio Pasetto, è stata la signora Ivana, vedova del professionista ormai scomparso.


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