lunedì, Febbraio 16, 2026
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Presentato il progetto sperimentale dell'Azienda sanitaria per limitare fra i dipendenti la propensione alla sigaretta. I fumatori sono il 24,1%, i non fumatori il 61,8, il 14% ha smesso

La guerra al fumo comincia in ospedale

All’interno della porzione altogardesana del pianeta sanità, la propensione al fumo è presente in dosi sostanzialmente identiche che nel resto della società civile. Dunque, nella convinzione che sia necessario debellare la dipendenza dalla sigaretta, l’Azienda ha deciso di giocare in casa.Tutto nasce dalla convinzione che fumare faccia male e cercar di smettere sia obbligatorio: non soltanto per gli aspetti umani legati alle patologie di cui il fumo è responsabile, ma anche per i soldi che vengono spesi nelle cure e che potrebbero trovare utilizzi diversi. Di qui la decisione di mettere in piedi un progetto, da sperimentare sugli stessi dipendenti dell’azienda per poi esportarlo, qualora dovesse funzionare, ad altre realtà sul territorio, a cominciare dalle scuole. Primo atto dell’operazione «Insieme per rompere con il fumo», un’indagine sui dipendenti per avere un quadro della realtà. A 432 dipendenti, sanitari, tecnici ed amministrativi, sui 574 complessivi è stato somministrato un questionario; 413 hanno risposto. Ieri il dottor Carpineta e Teresita Grottolo hanno presentato i risultati dell’indagine, da cui emerge che i fumatori sono il 24,1%, i non fumatori il 61,8 e gli ex fumatori il 14. Tra i maschi fuma il 35% dei dipendenti fino a 35 anni, il 26% di quelli fra i 26 ed i 45, il 10% fino ai 55 ed il 44,5% di quelli di età compresa fra i 56 ed i 64. Fra le donne la propensione al fumo cresce leggermente con l’età: peraltro non ci sono dipendenti donne con età superiore ai 56 anni. Del centinaio circa di operatori che fumano il 31,5% sono disposti a seguire un corso di dissuefazione dal fumo. L’Azienda sanitaria dunque s’è premurata di organizzarlo, in orario di lavoro, dal 28 al 31 di questo mese. Ai quattro giorni di terapia di gruppo (la tecnica è quella dell’auto-mutuo-aiuto) seguirà una serie di incontri. Fra dodici mesi è prevista al ripetizione del questionario, per valutare l’efficacia dell’intervento. A quel punto il progetto sarà pronto per essere proposto ad altre realtà del territorio (peraltro già ora gli incontri sono aperti anche ad esterni, previa iscrizione al centro di alcologia dell’ospedale). Fra le cose rivelate dalle risposte al questionario, che l’80% dei fumatori lo faceva, prima del divieto per legge, anche nei locali aperti al pubblico; che quasi il 60% degli operatori sanitari non trova spazio all’interno della propria attività per interventi di educazione alla salute (parecchi perchè, fumando, ritengono poco credibile una loro esortazione ad astenersene); che una metà degli intervistati interverrebbe se vedesse un collega fumare sul luogo di lavoro, mentre un 11% capirebbe, un 24% ritiene che spetti ai responsabili far rispettare i divieti, un 13% non farebbe niente. In cambio due su tre pensano che un dipendente che fuma non sia un modello negativo per gli utenti e la collettività.

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