mercoledì, Gennaio 28, 2026
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Venerdì cerimonia per il secolo di esercizio del battello a ruote dedicato allo statista Lo «Zanardelli» è in servizio dal 1903: un primato

Il piroscafo ha fatto cento

Nato cent’anni fa, mitragliato nel novembre del ’44, durante la guerra, rimesso in sesto pochi mesi dopo, oggi è ancora in eccellenti condizioni. Stiamo parlando dello «Zanardelli», lo storico piroscafo a ruote simile al glorioso «Italia», anche questo in attività malgrado la sua veneranda età, che venerdì 25 settembre spegnerà cento candeline. Venne varato infatti il 25 settembre 1903, in pompa magna, nel cantiere di Peschiera, dedicato allo statista, che sarebbe poi morto tre mesi dopo a Maderno. Si tratta di uno degli ultimi piroscafi a pale oggi esistenti al mondo. Gli fanno compagnia forse i battelli che solcano il Mississippi, immortalati in tanti film western. E’ comunque il battello più antico del Garda. Costruito a tempo di record, nello stesso 1903, nei Cantieri Escher Wiss di Zurigo, questo elegante battello è lungo circa 50 metri, largo sei e mezzo con un dislocamento di 250 tonnellate. Può trasportare 500 passeggeri, è dotato di una sala da pranzo molto vasta con 160 coperti. E’ spinto da due motori diesel con una potenza di 340 Kw che gli permettono una buona velocità di crociera. Ma quel che sorprende di questa nave centenaria è che si trova ancora in piena attività. Effettua giornalmente i servizi di linea nel basso Garda e anche le crociere particolari. Il suo porto abituale di attracco, come si suol dire in gergo marinaro, è Desenzano. La si può quindi ammirare tutte le sere, a partire dalle ore 19 in avanti, quando viene ormeggiata dal personale di servizio. «Noi siamo orgogliosi di avere questa nave – osserva particolarmente soddisfatto il direttore d’esercizio della Navigarda, ingegner Marcello Coppola – perché oltrettutto è in ottime condizioni e lavora a pieno regime: una lunga storia con personaggi e fatti ne hanno accompagnato finora la sua incredibile vita». Incredibile, dice Coppola, e c’è da crederci. Dutrante la seconda guerra mondiale, infatti, lo «Zanardelli» venne sorpreso, nel momento del suo ingresso nel porticciolo di Limone, da un attacco aereo degli alleati. Era il 6 novembre 1944. I caccia anglo-americani colpirono la nave, carica di 200 persone oltre l’equipaggio, proprio mentre i marinai stavano lanciando le gomene per ormeggiarla. Undici passeggeri e un marinaio (Francesco Bertera) rimasero uccisi, altri quaranta feriti, oltre al comandante Bernardo Martinelli che dopo qualche giorno morì nell’ospedale di Riva in seguito alle gravi ferite riportate. Nel frattempo, per salvare dal definitivo affondamento la nave, il marinaio Guerrino Ceccon prese il timone e puntò diritto verso il porto di Limone salvando lo «Zanardelli» da una fine certa. Per questo gesto eroico, Ceccon ottenne un solenne encomio dalle autorità. Ma non fece in tempo a godersi il premio, perché il 18 gennaio 1945, a Sirmione, venne ferito mortalmente mentre si trovava al posto di manovra dell’altra nave a ruote, l’«Italia». Intanto, lo «Zanardelli», dopo essere stato amorevolmente curato e rimesso in discreto stato, veniva trasferito al porto di Riva e di lì qualche settimana dopo al cantiere di Peschiera. Analoga sorte toccò in seguito anche all’«Italia», che venne affondato al largo di Sirmione il 18 gennaio 1945. Ma il 24 settembre 1949 venne recuperato e riportato a galla.

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