Al Trimelone è partita la caccia alle bombe, con tanto di forze dell’ordine schierate a pattugliare l’intera zona per terra e in acqua. È l’esordio della prima fase dei lavori, che porteranno alla bonifica dell’isolotto al largo di Assenza di Brenzone e dei fondali circostanti. Proprio in questi giorni, infatti, quattro dei 12 uomini che arriveranno in tutto, dipendenti della Bosca di Venezia, la ditta incaricata da una commissione della Prefettura di Verona per le operazioni di sminamento, hanno avuto in consegna il “cantiere” dall’ amministrazione comunale di Brenzone e si sono insediati sul loro particolarissimo posto di lavoro. I tecnici, i subacquei e i coordinatori delle operazioni si sono immediatamente resi conto dell’immane lavoro che li attende e dei rilevanti pericoli che si possono nascondere dietro ogni anfratto e sui fondali adiacenti all’isola. A spiegare come stanno le cose è il titolare della Bosca e dirigente tecnico con brevetto Bcm, bonifica campi minati, Nicola Falconi: «In questi giorni abbiamo iniziato la prima fase delle operazioni che, solo alla fine, ci porteranno alla vera bonifica dell’isola e delle acque circostanti». La pianificazione delle operazioni è stata molto meticolosa «e non potrà essere breve, ma è necessario fare così, visto l’alto rischio che dobbiamo affrontare», ha proseguito Falconi. La bonifica avverrà quindi a tappe. «Stiamo facendo la ricognizione a vista dell’ isolotto e dei fondali», ha chiarito ancora il tecnico, «a cui seguirà la ricognizione strumentale». In pratica, alcuni subacquei e alcuni operai stanno ispezionando tanto la superficie dell’isola, che stanno pure ripulendo da erbacce e legname, quanto i fondali. Tutto questo per facilitare la successiva caccia alle bombe. «Nei giorni prossimi», hanno fatto sapere dal Trimelone, «confronteremo con tecnologie avanzate quanto abbiamo avvistato con quanto rileveranno le apparecchiature. Ciò servirà a stabilire una mappatura e una catalogazione che saranno poi oggetto di ulteriore confronto in una fase ulteriore dei lavori: quella del rilevamento ad alta precisione». Per la seconda fase, che durerà una quindicina di giorni, come la prima iniziata in questi giorni, verranno utilizzate anche «imbarcazioni con sonar multi beam e sistemi di rilevamento satellitare, che attualmente sono in dotazione ad esempio alla Nato o in alcuni eserciti tra i più avanzati», ha chiarito ancora Falconi. Inoltre è previsto un rilevamento aereo, che consentirà di scattare foto sia della superficie dell’isolotto che dei fondali lacustri. Finora i tecnici impiegati, esperti subacquei e “rastrellatori” Bcm, stanno impiegando dei cercamine subacquei e terrestri del valore di circa quaranta mila euro ciascuno. Una sofisticata tecnologia che indica dove mettere mani e piedi senza saltare in aria. «Perché questo, in sintesi, è il vero rischio che corriamo», hanno confermato dall’isola. Infine, l’ultima fase: «Dopo una riunione operativa con le forze dell’ordine per valutare il tipo di ordigni ritrovati», precisa il direttore delle operazioni, «si procederà congiuntamente alla rimozione e al trasferimento in siti protetti per farli brillare». Il tutto richiederà alcuni mesi di lavoro. E, anche se i riscontri sono preliminari, non sono mancate le clamorose conferme di quanto già si ipotizzava, visti i continui rinvenimenti di ordigni nelle acque circostanti l’isola del Trimelone. Ha detto infatti Falconi, che in passato era capitano dei lagunari: «Abbiamo avvistato alcune centinaia di bombe, collocate sui fondali a pochi metri di profondità. Sembrano ordigni sia della prima che della seconda guerra mondiale e appartengono a diverse categorie: a caricamento normale, cioè comuni esplosivi, ma anche a caricamento speciale, con miscele di gas tossici o velenosi». Lo scorso settembre, poco prima della famosa regata Centomiglia, era scattato l’allarme rosso a Brenzone per il ritrovamento di 24 bombe, alcune poi rivelatesi contenenti gas velenosi. «Abbiamo avvistato almeno una decina di bombe al forsforo bianco, cioè incendiarie», ha confermato lapidario Falconi, «e non escludo che, accanto a queste, ci possano essere bombe con gas tossici o vescicolanti quali l’iprite o il fosgene, che è asfissiante». Ordigni, quelli a caricamento speciale, ancora più pericolosi di quelli esplodenti perché più delicati e soggetti all’usura e alla corrosione. «Oggi», ha commentato il sindaco di Brenzone, Giacomo Simonelli, che assieme all’assessore ai lavori pubblici Davide Benedetti segue le operazioni, «abbiamo conferma di una grande verità: finora ci è andata bene. Abbiamo la certezza scientifica di quali enormi rischi abbiamo corso in questi anni, danzando su una polveriera come quella che abbiamo in casa. Sono contento che siamo in mani esperte ma, soprattutto, sono contento che siano iniziate le operazioni che ci condurranno alla bonifica del nostro territorio. Non se ne poteva più di questa situazione pericolosa». Sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda è l’assessore Davide Benedetti che tutti i giorni tiene i contatti con la Bosca ed esegue continui sopralluoghi: «Grazie alla sensibilità dell’assessore regionale Massimo Giorgetti, che ha fatto stanziare alla giunta veneta 200 mila euro e alla Prefettura, che dal Governo ha fatto stanziare oltre 600 mila euro, siamo arrivati a questa svolta, attesa da oltre 50 anni. L’essenziale è che le cose procedano speditamente e si completino con la messa in sicurezza dell’isola e delle acque circostanti». I carabinieri di Malcesine, dipendenti dalla compagnia di Caprino, e la motovedetta dei carabinieri nautici di Torri, pattugliano le spiagge e le acque attorno al Trimelone. Una garanzia per la sicurezza degli abitanti e per fare lavorare in pace gli uomini incaricati dello sminamento.


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