Le tappe della storia dell’uomo sono scandite da idoli. Inventati nel tentativo di perfezionare la conoscenza umana. E fra i tanti idoli, ci sono oggi quelli della scienza, che sembra poter tutto, salvo affrontare frequenti, precipitose marce indietro: mucca pazza e farmaci sospetti sono temi di cronaca. Abbiamo armi per difenderci? Sì, e fra queste la filosofia e la bellezza. Se ne parlerà nel corso di una tavola rotonda domani sera, alle 21, presso la sala consiliare del municipio, sul lungolago. Protagonisti sono Carlo Sini, uno dei più noti filosofi italiani, e poi Luciano Balzan, docente di filosofia all’Università dell’Aquila, e Bernd Kraske, direttore dei musei della Germania del nord. A farsi promotrice della quanto meno singolare iniziativa (parlare di filosofia nel pieno della stagione turistica non è frequente in riva al Benaco) è la «Bottega d’Arte», l’istituzione fondata a Garda dal pittore Toni Fertonani. Lo stesso cenacolo artistico che è impegnato in questi giorni in una splendida collettiva presso il palazzetto delle esposizioni adiacente al municipio. Sino al 6 settembre sono esposte opere di Sergio Capellini, Toni Fertonani, Vinicius Pradella e Giorgio Scarato, scultore il primo, pittori gli altri tre, tutti molto noti nel panorama artistico scaligero. Fertonani, fondatore della «Bottega d’Arte», globetrotter fra il lago e Rio de Janeiro, è il promotore della collettiva, che ha ricevuto il sostegno del Comune di Garda e dell’amministrazione provinciale di Verona. Ma torniamo alla tavola rotonda di domani sera sulla filosofia e la bellezza. Il tema del conversare sarà: «La bellezza, destino dell’uomo». «Tutto ciò che esiste e con cui abbiamo contattato », ci dice al telefono il professor Balzan, « si può trasformare in bellezza. Noi stessi siamo nati da un sorriso. Lo portiamo con noi malgrado non ci pensiamo. È un destino che ci accompagna. Un’esposizione d’arte o una conversazione filosofica possono costituire delle spinte a prenderne conoscenza». E di stimoli in questo senso l’incontro gardesano dovrebbe fornirne parecchi. Non fosse altro per la possibilità di avvicinare uno dei più sensibili pensatori dei nostri giorni: Carlo Sini. Ordinario di filosofia teoretica all’Università statale di Milano, Sini è anche collaboratore alle pagine culturali del « Corriere della Sera» e dell’« Unità. » Ha recentemente pubblicato presso l’editore Cortina «Gli idoli della conoscenza», un libro che solleva grandi interrogativi sulle nostre pratiche conoscitive. «Mai come oggi bisognerebbe adoperarsi – diceva Sini in un’intervista sull’« Avvenire » poco meno di un anno fa – a una genealogica ricostruzione di come siamo arrivati fin qui. Il mondo dell’oggettività scientifica pensata dagli scienziati rischia di strutturarsi come una superstizione». «Il pericolo», aggiungeva Sini, « consiste nell’affermazione di una sorta di multinazionale della superstizione occidentale, rappresentata dalla tecnoscienza, che gestisce la verità con effetti devastanti. Se almeno tutti fossero felici e contenti, ben venga la superstizione… Ma non è così». Ce ne rendiamo conto ogni volta che un idolo s’infrange. Con l’aiuto e lo stimolo, magari, proprio della bellezza.


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