Il destino del Pontone Tenace
Il vecchio pontone Tenace ha tirato definitivamente le cuoie e giace sotto una ventina di metri d’acqua sul fondo del lago, fra Punta Lido ed il molo della Fraglia. L’operazione è stata portata a termine nella mattinata di ieri con notevole dispiegamento di mezzi e con una coda inattesa e poco simpatica: il molo galleggiante che s’inoltrava nel lago per una ventina di metri dalla gelateria Lido è stato danneggiato e richiederà l’intervento dei sub per tornare alla solita funzionalità.
Il risultato voluto è stato comunque raggiunto: la Navigarda potrà riutilizzare l’attracco al Lido, costruito nei primi anni Settanta, per ormeggiarvi nottetempo battelli e traghetti, liberando così il pontile sul lungolago D’Annunzio, sotto la centrale.
Stato e vicende del pontone
Il pontone Tenace, vecchia gloria dell’istituto tecnico Rossi a Porto S. Nicolò, venne riconvertito per la notte di Fiaba. Ormeggiato ormai del tutto inutile al Lido, e privo di ogni manutenzione, s’è inclinato e posato sul fondo a pochi metri dalla riva. È diventato un problema quando la Navigarda ha cominciato a tener bloccato lo scarico a lago del materiale estratto dalla galleria, perché dichiara di non poter rinunciare al pontile di riserva, quello sotto la centrale.
Il pontile è quasi sempre inutilizzato, ma la società di navigazione non molla: lo vuole e basta. Per aggirare l’ostacolo, provincia e comune hanno deciso di liberare l’attracco al Lido, sloggiando il Tenace. Alla fine, dato che il peso dei galleggianti pieni d’acqua rendeva impossibile qualunque forma di recupero (poteva pesare un migliaio di quintali), è stato deciso di affondarlo.
Operazioni di affondamento e conseguenze
Ieri mattina, col supporto della motovedetta dei Vigili del Fuoco, due sommozzatori sono scesi in acqua e hanno agganciato robuste funi d’acciaio alla carcassa semisommersa. Dall’altra parte, a tirare, hanno messo il Tonale, il più grosso dei traghetti della Navigarda che, scaricando tutta la potenza dei suoi motori, è riuscito a trascinare il rudere verso il largo di una trentina di metri, abbastanza per cancellarlo definitivamente dalla faccia della terra.
Il pasticcio è successo in questa fase. Mentre il Tonale tirava a tutta forza, il traino subacqueo s’è impigliato nei cavi che tengono ormeggiato sul fondo il pontile per le barche da regata. I cavi si sono spaccati, la seconda metà del pontile se n’è andata per conto suo, s’è sollevata e poi, piegata in due, è finita semisommersa.
La giunta spera che, con l’attracco al Lido, la Navigarda finisca di mettere pali fra le ruote, ostacolando lo scarico a lago. Oltretutto, per la società, la frana e la chiusura della 45 bis sono una autentica manna: tutti i trasporti, uomini e mezzi, sono profumatamente pagati.


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