Vittorio Sgarbi avrebbe voluto acquistare un’opera di Angelo Zanelli: il busto di Gasparo, considerato da molti l’inventore del violino. Ma il sindaco gli ha detto di no, che non era possibile: appartiene al Comune e, di conseguenza, alla collettività. E lui, ultimata la visita a Salò, se n’è forse andato col broncio.
Ogni tanto Sgarbi compare sulla sponda bresciana del lago. Lo aveva fatto in occasione di una conferenza al Vittoriale su Goethe e i viaggiatori del secolo scorso. Arrivò di primo mattino fresco come una rosa, benché avesse fatto le ore piccole al Festival di Sanremo.
Poi l’intervento in piazza Duomo a Salò, organizzato e (lautamente) pagato da Andrea Calubini, l’imprenditore della Ecoservizi, sullo scultore Francesco Messina. A settembre, inoltre, il dibattito sulla poesia del Novecento, assieme a Gino Paoli e Alda Merini, ancora al Vittoriale, e la presentazione al Grand Hotel dei capolavori di Giorgio De Chirico (alle donne di una associazione).
La visita a Salò di Vittorio Sgarbi
L’altro giorno Vittorio, polemista, critico d’arte, testimonial di Telemarket di Giorgio Corbelli, protagonista di talk show e di cronache rosa, ha annunciato la sua visita a Salò. E ieri mattina è comparso puntualmente, con un fotografo, un’esperta e il suo general manager.
Lo hanno accolto il sindaco Giampiero Cipani, il responsabile dell’ufficio Cultura Antonio del Vecchio e altri funzionari. Sgarbi è stato accompagnato in Duomo, dove ha osservato i quadri di Zenon Veronese, Andrea Celesti, Palma il Giovane, Pietro Marone, Girolamo Romanino, l’Ancona dorata di Bartolomeo da Isola Dovarese e Pietro Bussolo, il grande crocifisso ligneo di Giovanni Teutonico ecc.
All’interno del palazzo comunale, il critico ha guardato tutte le tele sullo scalone d’ingresso, quelle del salone consiliare e le formelle della via Lucis nella Sala dei Provveditori, «bacchettando» chi attribuiva (erroneamente) un lavoro ad Andrea Bertanza. «Macchè – osservava – si tratta di un Sante Cattaneo!». Vero, verissimo. I presenti restavano a bocca aperta.
E poi si è soffermato estasiato davanti al busto in marmo di Gasparo da Salò che, nel ’23, aveva entusiasmato D’Annunzio. «Un’opera veramente musicale – disse il poeta –. Non ne ricordo altre di scarpello, che trasmettano così chiaramente il senso dell’armonia: non sappiamo se stia aprendosi il petto per trarne il violino o stia aprendo il violino per mettervi il cuore».
Angelo Zanelli, originario di San Felice, eseguì tra l’altro la statua della Dea Roma e il fregio dell’Altare della Patria. «A casa mia, a Ferrara, tengo cinque o sei sculture di Zanelli. Ma questo busto di Gasparo mi piace da morire», ha esclamato Sgarbi, che si è detto disposto ad acquistarlo subito.
Ma il sindaco Cipani ha stoppato il tentativo di trattativa, ricordando che si tratta di un’opera pubblica, non in vendita. Vittorio si è dovuto accontentare di qualche cartolina omaggio. Ultimata la visita, e sistemato il ciuffo ribelle, ha salutato tutti andandosene con la sua delegazione.


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