Evitare la scomparsa dell’antico mestiere del «maestro d’ascia» (il nome storico del riparatore e costruttore di barche in legno) e nel contempo trasmettere un’arte e garantire un futuro a gente con problemi esistenziali. L’idea di lasciare un’eredità significativa è di Berto Foletti, il notissimo artigiano rivano che non solo ha passato una vita ad allestire imbarcazioni di tutti i tipi, ma nei ritagli di tempo è stato un autentico campione nelle regate. Giunto il momento di tirare i remi in barca (e dove sennò?) per godersi la meritata pensione in Fraglia, il Berto benacense, ora unico «maestro d’ascia» del Garda, ha deciso di insegnare i segreti ai giovani.
Il progetto di recupero e formazione
Per realizzare l’originale progetto, Foletti ha costituito una cooperativa sociale, denominata Argo. Immancabile il sostegno dell’inseparabile brigata di amici rivani con la quale è affiatato sin dall’infanzia: tra essi il fido «Fiacca» Bonora, suo compagno di trionfi velici. Al nuovo organismo Berto ha ceduto il suo avviato cantiere alla Baltera assieme ad alcune imbarcazioni in legno risalenti a molti decenni fa.
Sono autentici gioiellini di carpenteria navale di altri tempi, compreso un introvabile gozzo sardo, da rimettere in sesto, cioè da rimettere in acqua. Il recupero di barche d’epoca sarà infatti l’attività della cooperativa che, per dare un maggior lustro al lavoro, conserverà il marchio doc di «cantiere Foletti». Il «patriarca», lasciate le scartoffie contabili e burocratiche dell’artigiano, diventerà un subalterno.
Sarà istruttore, con il compito di insegnare i trucchi del «maestro d’ascia» alla decina e più di persone che verranno assunte a tempo pieno o a part-time. L’altro aspetto originale del progetto è che al cantiere approderanno persone con problemi di vita. Inizialmente toccherà agli assistiti dalla locale azienda sanitaria con problemi psichici. Quindi è allo studio la possibilità di avviare al lavoro ex carcerati, ma l’ipotesi è ancora agli albori.
«Il recupero di barche d’epoca è redditizio e non conosce crisi, lo conferma il florido mercato internazionale – fa sapere Berto Foletti – gli amatori sono dei ricchi sfondati. Il lavoro di restauro delle barche s’addice alla delicata personalità di questi apprendisti. La normale esecuzione non richiede particolare attenzione mentale in quanto si tratta quasi sempre di continue azioni ripetitive facilmente apprendibili. Vi sono le premesse per creare un futuro, anche economico, a queste persone in difficoltà»
Foletti è così sicuro di fare centro che si è già accapparrato, per farlo navigare, un noto cimelio della vela rivana: il «Neka», la yole olimpionica varata nel 1937, sulla quale alla Fraglia avevano veleggiato generazioni di giovani.


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