giovedì, Gennaio 29, 2026
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La Lega protezione uccelli allarmata per gli atti di crudeltà contro i maestosi animali che vivono sul Garda. Denuncia la Lipu: «Nidi distrutti, esemplari uccisi a colpi di remo»

Non è più il lago dei cigni

Non è più il lago dei cigni. Tra qualche anno, se continuerà lo sterminio, dei candidi volatili, i più eleganti tra le specie che popolano il Garda, non resterà traccia. A lanciare l’allarme è la Lipu, la Lega italiana per la protezione degli uccelli, che segnala una drastica diminuzione della popolazione dei cigni nel basso lago, tra Peschiera e il corso del Mincio fino a Valeggio, ma anche nelle acque antistanti Lazise e Bardolino. Dice Francesco Di Grazia, responsabile delle guardie Lipu: «Nelle ultime settimane abbiamo trovato diversi cigni morti, uccisi a bastonate, probabilmente con i remi, o feriti, con gli ami da pesca in gola. Parecchi i nidi distrutti insieme alle uova. Un paio di settimane fa una signora che abita lungo le sponde del Mincio ci ha sehnalato quattro sconosciuti che sparavano in piena notte, probabilmente contro i cigni o altre specie di uccelli che vivono lungo il fiume». La maggior parte delle segnalazioni di animali morti o feriti arriva dall’area del basso lago, «zona protetta», precisa Di Grazia, «così come i cigni sono specie protetta, per cui è reato sia ucciderli che maltrattarli». I motivi di questa assurda mattanza sono diversi, ipotizza Di Grazia: «Fon damentalmente si tratta di atti di teppismo, che portano la firma di gente senza scrupoli, oltre che senza cervello. Ci è anche arrivata voce, ma è tutta da valutare, che alcuni animali, non solo cigni ma anche oche, anatre e altre specie, siano cacciati da qualche straniero a scopo alimentare». Un altro fattore di rischio per i cigni e gli animali lacustri sono le distribuzioni di pane e altri alimenti gettati loro dai turisti, che provocano disturbi gastrici anche molto seri agli animali. Da qualche anno questa pratica è stata vietata dai Comuni lacustri, per proteggere la fauna locale. Peccato che, a fronte di tante attenzioni, si moltiplichino gli episodi di vandalismo nei confronti dei volatili di ogni specie da parte di teppisti che restano però quasi sempre impuniti. C’è anche chi ipotizza che a cacciare i grandi volatili siano dei pescatori convinti, a torto, che i cigni si nutrano di pesci. In realtà i cigni sono erbivori, anche se nella loro continua ricerca di alghe lungo le sponde effettivamente impoveriscono di microorganismi le acque dove vivono e si nutrono i pesci. Sulla questione si registra la decisa presa di posizione di Tiziano Begal, presidente provinciale della Fips, la federazione italiana pesca sportiva: «Chi dice che i pescatori combattono i cigni perché impoveriscono i fiumi di pesci non parla certo di pescatori autorizzati ed esperti. Come federazione siamo in prima linea nel campo della difesa ambientale. Sono i nostri tesserati che tengono pulite dalle immondizie le sponde del Mincio, che provvedono a tagliare i rami sporgenti e pericolosi degli alberi, che riempiono le buche nel terreno. Tra l’altro la Fips ha in concessione tutto il tratto del Mincio e altri fiumi del Basso Veronese. Per cui chi va a pescare sul Mincio deve per forza essere un nostro tesserato. Gli altri sono intrusi, bracconieri o teppisti. Purtroppo abbiamo notato spesso gli esiti del passaggio di questi lazzaroni: contenitori delle immondizie rovesciati, le nostre tabelle buttate nel Mincio e distruzioni dei nidi. Pensate che quando abbiamo delle gare e notiamo dei nidi sulle sponde, quel tratto lo isoliamo per evitare di disturbare gli animali. Come Fips ci impegnamo nella difesa dei cigni e di tutte le altre specie protette sul lago». La «mattanza» dei cigni è un fenomeno c he si registra da sei o sette anni, precisa Francesco Di Grazia: «Come Lipu abbiamo raccolto un dossier elencando tutti i casi di morti e ferimenti. Fra questi il caso del germano reale che da un paio d’anni gira con due punta di freccia infilate nel corpo. Nonostante questa sua singolare condizione è riuscito a sopravvivere e si guarda bene dal farsi avvicinare, anche da chi, come noi, vorrebbe curarlo. Comprensibile, direi. Abbiamo anche trovato animali morti per aver ingoiato bocconi di pane che avvolgevano degli ami da pesca. Solo un esempio del livello di crudeltà raggiunto dai vandali che negli ultimi anni hanno preso d’assedio il Basso lago». Il responsabile delle guardie Lipu è preoccupato per i futuri orientamenti della Provincia: «Pare che, anziché creare oasi protette, si vogliano istituire delle zone di caccia, già a partire dall’anno prossimo, in alcune aree costiere del lago. Per noi è un’idea improponibile, che combatteremo in tutti i modi. Ci auguriamo che quest’ipotesi, a nostro avviso anche pericolosa per l’incolumità delle persone che transitano sul lungolago, venga quanto meno riconsiderata».

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