Prima troppo bassa, ora troppo alta. Stiamo parlando dell’acqua del lago di Garda al centro dell’ennesima polemica tra i centri che insistono sul più grande lago d’Italia e quelli del Mantovano. La storia, per chi ha perso le ultime puntate, non necessita di un dettagliato riassunto trattandosi di una vicenda che si perpetua ciclicamente con contrapposti interessi tra gli operatori turistici, ma non solo, del Benàco e quelli agricoli dei paesi virgiliani. Una questione che in pratica non ha bisogno di particolari menti illuminate per essere risolta alla base visto che necessita solo di programmazione e una visione unitaria e non particolaristica del sistema Garda. Concetti facili da scrivere ma di difficile applicazione. A sollevare ora il problema l’Unione gardesana albergatori veronesi (Ugav) che fa sentire la propria voce con una lettera inviata al Magistrato alle Acque e per conoscenza ad una serie di autorità ed enti che vanno dal prefetto di Verona al ministero dei lavori pubblici, dalla Regione Veneto alla Provincia di Verona per arrivare alla Comunità del Garda, Legambiente e ai sindaci della Riviera degli Olivi. Uno scritto firmato da Giuseppe Lorenzini e Giovanni Altomare, rispettivamente presidente e direttore dell’Ugav, associazione che conta 330 soci. La preoccupazione della categoria deriva dal livello delle acque del Garda «notevolmente al di sopra della soglia di rischio». «Considerato che siamo appena entrati nella stagione autunnale, per tradizione periodo più piovoso dell’anno, sollecitiamo le autorità competenti a monitorare con la dovuta attenzione il fenomeno e a regolare adeguatamente le portate in uscita in modo da ripristinare una situazione di sostanziale sicurezza per il periodo invernale». La soluzione? «Riportare il livello delle acque sotto la soglia dei cento centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera». Vale a dire aprire di più i rubinetti della diga di Salionze e far defluire nel Mincio e di conseguenza nel Mantovano l’acqua in eccedenza nel Garda. «Non vorremmo, conclude la missiva, affrontare altre emergenze dovute alla sottovalutazione del problema dopo i danni subiti con la lagheggiata del novembre del 2000 e la recente grandinata del 4 agosto». «Siamo fermi a due mesi fa», interviene nella vicenda il senatore e vice sindaco di Peschiera Umberto Chincarini. «Una situazione d’immobilismo dove l’unico che ha potere decisionale rimane l’ingegner Quarta, responsabile del manufatto di Salionze. Ed è notorio come la sua attenzione sia particolare per il settore agricolo del Mantovano. In questi giorni nel territorio virgiliano stanno facendo opera di pulizia e manutenzione ordinaria dei canali. Quindi da Salionze non esce acqua del Garda se non in misura ridotta pari a 30 metri cubi al secondo con un lago che attualmente si attesta attorno a 104 centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera. Oggi come oggi è più l’acqua che entra nel Benàco che quella che defluisce nel Mincio e ciò che preoccupa è che ci stiamo avvicinando ad un periodo dell’anno dove esiste una maggiore probabilità di pioggia. Trovo assurdo che i lavori di sistemazione dei canali irrigui del Mantovano (dal 1° ottobre è chiuso il canale Virgilio, ndr ) vengano effettuati in questo periodo e non in gennaio e febbraio quando statisticamente è provato che le precipitazioni sono minori. «La verità», conclude il senatore leghista «è che ci vorrebbe più condivisione nelle decisioni”.


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