mercoledì, Marzo 11, 2026
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Tra guglie, boschi e resti della guerra: suggestioni autunnali al «Prà delle Noci»

Sui monti di Tremosine

Non è raro, nel discendere la Valle del Prà delle Noci, incontrare alcuni di quei camosci recentemente introdotti dall’Azienda Regionale delle Foreste nel Parco dell’Alto Garda.

Itinerario e paesaggi

La gita di oggi va a visitare due selvagge bocchette nelle montagne di Tremosine: una passeggiata tra ombrosi boschi, arzigogolate guglie di roccia dolomitica e resti militari della Grande Guerra. E, ciliegina finale, la discesa nella selvaggia valle citata.

Dall’altopiano di Tremosine, tra Sermerio e Villa, c’è un incrocio di quattro strade: ci si infila in auto in quella che va a Nord a risalire la Valle del torrente San Michele. Poco dopo la diga, quando la strada principale comincia i primi tornanti, si prende a destra una stradina ancora più stretta che va a finire nei pressi di Malga Prà delle Noci, dove si parcheggia.

Percorsi e punti di interesse

Da qui partono alcuni sentieri segnalati: se ne prende uno subito a destra indicato come «senter dei corvà», che risale nel bosco con comodi tornanti, sbucando nella radura che ospita Malga Molvina. Ci si tiene sulla destra, rientrando nel bosco e raggiungendo in pochi minuti la vicina Bocchetta di Nansesa, dominata da una vecchia postazione di guardia e che offre un magnifico panorama verso la catena del Monte Baldo e del Monte Altissimo di Nago.

Si ritorna alla sottostante malga e si prende a destra un sentiero segnalato con bolli gialli che procede a mezzacosta con vari saliscendi, attraverso cenge e pendii boscosi lungo i fianchi occidentali di Punta Molvina e Cima Sclapa. Si attraversa una breve galleria, una comoda cengia e, subito dopo, un’altra breve galleria.

Si passa accanto a un piccolo e caratteristico ago dolomitico e si scende passando ai piedi di una grossa parete rocciosa che si lascia a destra, arrivando sul fondo dell’alta Val del Prà delle Noci. Val la pena di salire in pochi minuti a destra, alla vicina Bocca di Fobbia, i dintorni della quale sono ricchi di gallerie e residuati della guerra 1915-18.

Ritorno e percorso finale

Torniamo brevemente sul sentiero da dove siamo venuti e prendiamo a destra un sentierino non segnalato che scende ai ruderi di Malga Fobbia, circondati da giganteschi alberi. Qui bisogna fare attenzione per scoprire il giusto percorso: alcune carte riportano un sentiero sulla destra idrografica, che però è da anni pressochè invaso dalla vegetazione e, sino a che non sarà ripristinato, sarà bene lasciarlo percorrere agli esperti della zona.

Ci si porta invece appena a valle della diruta malga e si scende per una traccia sulla sinistra idrografica, accanto ad alcuni massi parzialmente coperti dal muschio. Poco sotto, la traccia diventa un evidente e marcato sentiero (a questo punto diventa difficile sbagliare), che scende accanto al torrente, lo valica nei pressi di alcuni affioramenti rocciosi e, con una breve risalita, si porta su un sentiero segnalato che scende da Malga Ciapa e dal Passo di Tremalzo. Lo si segue a sinistra.

Una veloce discesa, accompagnati dall’acqua del simpatico torrentello, ci riporta alla Malga Prà delle Noci.

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