Recentemente, il mondo dell'alpinismo ha celebrato la figura di Tita Piaz, noto come il “Diavolo delle Dolomiti”, un pioniere che ha segnato un'epoca fondamentale nell'alpinismo dolomitico e nello sviluppo dell’arrampicata sportiva. Nato nel 1879 a Pera di Fassa, Piaz è ricordato per le sue innovazioni tecniche, tra cui l'invenzione della calata a corda doppia, che nel 1906 gli permise di scendere dal Campanile di Val Montanaia per ben 37 metri, stabilendo un record. La sua audacia e il suo spirito ribelle lo resero una figura controversa, spesso criticata dai contemporanei, ma oggi è riconosciuto come uno dei maggiori alpinisti della storia.
Il suo approccio all'arrampicata ha influenzato generazioni di climber e la sua eredità vive ancora attraverso le tecniche che porta il suo nome. Nonostante le difficoltà e le critiche ricevute, Tita Piaz ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama dell'alpinismo moderno. Le sue opere letterarie, come “Mezzo secolo d’alpinismo”, offrono uno spaccato della sua vita e del suo pensiero innovativo, rendendolo non solo un alpinista straordinario ma anche una voce importante nella cultura montana.


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