Torna sull’altare absidale la storica opera di autore ignoto. Prossimamente lavori anche sul tempio. La tela del ’500 è stata definitivamente restaurata grazie alla famiglia Amicabile

A San Nicolò la «Pietà» incorniciata d’oro

22/08/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Dieci anni dopo, 1993–2003, la Pietà del 500, di autore sconosci­u­to, tor­na a risplen­dere sull’altare absi­dale del­la anti­ca chieset­ta di San Nicolò al por­to. Era sta­ta infat­ti restau­ra­ta, per inizia­ti­va dell’associazione cul­tur­ale Francesco Fontana, nel 1993, ad opera del­la restau­ra­trice Daniela Cam­pag­no­la e ricol­lo­ca­ta nel­la chieset­ta di San Nicolò dopo essere sta­ta per anni ripos­ta nel­la par­roc­chiale dei san­ti Zeno e Mar­ti­no. L’opera però era sino ad ora pri­va di una idonea cor­nice che ne val­oriz­zasse la tela. Da pochi giorni il quadro raf­fig­u­rante «com­pianto sul Cristo mor­to» ha una nuo­vis­si­ma cor­nice dora­ta. È sta­ta dona­ta dal­la famiglia di Alfon­so Ami­ca­bile per un par­ti­co­lare attac­ca­men­to del­la famiglia alla stor­i­ca chieset­ta col­lo­ca­ta sul por­to vec­chio. Il dip­in­to è sta­to con l’occasione puli­to dal­la pol­vere e dagli schizzi di col­ore e mal­ta sem­pre ad opera di Daniela Cam­pag­no­la. Gli esper­ti dicono che il pit­tore deve aver avu­to una gran fret­ta nel real­iz­zare l’opera. Lo desumono da alcu­ni par­ti­co­lari del quadro: il cor­po ed il volto di Cristo, per esem­pio, oppure le mani del­la Maria vic­i­na a San Gio­van­ni. Forse all’artista era­no sta­ti imposti dei tem­pi stret­ti dai com­mit­ten­ti, oppure vi era l’incombente minac­cia delle incur­sioni dei Lanzich­enec­chi che sug­geri­va di sbri­garsela in poco tem­po per cer­care lidi più sicuri? L’artista sicu­ra­mente non dove­va essere una celebrità. La stes­sa stesura del col­ore, spes­sa e poco det­tagli­a­ta, deno­ta una man­u­al­ità poco sicu­ra. La tela arrivò nel­la chiesa di San Nicolò agli inizi del ’600. Fu dona­ta dal­la famiglia Tabasi­ni alla Con­fran­ter­ni­ta di San Nicolò. Era la pala dell’altare sec­on­dario, ded­i­ca­to appun­to all’addolorata. L’opera pit­tor­i­ca subì parec­chie tra­ver­sie. Venne rimpic­ci­oli­ta, taglian­done un pez­zo, come pare evi­dente dal fat­to che i per­son­ag­gi, sul lato sin­istro, sono brus­ca­mente inter­rot­ti. Tornò in San Nicolò sola­mente nel 1953 quan­do venne restau­ra­ta la chieset­ta ad opera del Comune di Lazise con l’allora sin­da­co con­te Ever­ar­do Maco­la. Nel cor­so dei sec­oli venne rimaneg­gia­ta più volte, mag­a­ri con restau­ri ben poco feli­ci. Vi furono poi aggiunte di nuovi ele­men­ti: il leg­no del­la croce, le aure­ole sul capo del Cristo, del­la Vergine, il volto di Giuseppe d’Arimatea. Aggiunte asportate nel 1993 dal pri­mo restau­ro di Cam­pag­no­la. La tela ora, con la nuo­va cor­nice dora­ta, offre una immag­ine di grande effet­to nel­la pic­co­la abside del tem­pi­et­to. Mag­giore effet­to, comunque, lo si vedrà in futuro allorquan­do sarà total­mente restau­ra­ta la chiesa su prog­et­to dell’ingegnere Nar­ciso Munari, gra­zie all’intervento finanziario del Ban­co Popo­lare di Verona e Novara, che si è impeg­na­to a sostenere la spesa.