Bardolino: un progetto biennale per la tutela e salvaguardia dei canneti del lago

26/03/2021 in Attualità
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Di Redazione

È par­ti­to nelle scorse set­ti­mane il prog­et­to per la manuten­zione e il man­ten­i­men­to dei can­neti del litorale di Bar­dolino. Dopo il pas­sag­gio di con­seg­ne per questo tipo di inter­ven­ti dall’ente Provin­cia di Verona alle sin­gole ammin­is­trazioni comu­nali, il comune guida­to da Lau­ro Sabai­ni è inter­venu­to per tute­lare e preser­vare una delle più impor­tan­ti specie veg­e­tali del Lago di Gar­da, affi­dan­do a due tec­ni­ci fore­stali spe­cial­iz­za­ti, Mari­na Negret­to e Anna D’Andrea, la stesura del piano di sal­va­guardia che dur­erà inizial­mente due anni, ma che apre la stra­da ad un nuo­vo approc­cio nel­la ges­tione delle piante in area dema­niale: «Il tema non è più solo quel­lo del­lo sfal­cio o dell’ordinaria ammin­is­trazione del verde pub­bli­co – ha spie­ga­to Katia Lonar­di, vicesin­da­co con del­e­ga all’ecologia – ma di sal­va­guardia e tutela di una parte fon­da­men­tale dell’ecosistema del Lago di Garda».

Il Phrag­mites aus­tralis, questo il nome sci­en­tifi­co del can­neto, svolge infat­ti numerose fun­zioni, dal riparo per la fau­na itti­ca, a sede di nid­i­fi­cazione per alcune specie di uccel­li, sen­za con­tare le altre due fon­da­men­tali attiv­ità che sono la fitodepu­razione dell’acqua e la pro­tezione delle sponde dai fenomeni di ero­sione provo­cati dal moto ondoso: «Tute­lare l’ambiente, preser­vare l’ecosistema del Lago di Gar­da, perseguire il risparmio ener­geti­co, non sono solo delle battaglie etiche – ha pros­e­gui­to Katia Lonar­di – Per un ter­ri­to­rio tur­is­ti­co come il nos­tro è di pri­maria impor­tan­za pro­prio l’ambiente, la natu­ra, ossia uno dei motivi per cui il tur­ista sceglie e il Lago di Gar­da. Siamo molto sod­dis­fat­ti di questo prog­et­to di sal­va­guardia delle sponde e abbi­amo trasfor­ma­to quel­lo che pote­va essere un onere in più in una oppor­tu­nità da cogliere e divulgare».

«La man­ca­ta ges­tione e quin­di l’abbandono coltur­ale dei can­neti, provo­ca una serie di prob­lem­atiche ambi­en­tali che pro­gres­si­va­mente por­tano ad una dras­ti­ca riduzione del­la  sua super­fi­cie – ha spie­ga­to Mari­na Negret­to, cofir­mataria del prog­et­to – con con­seguente dan­no irre­versibile alla bio­di­ver­sità fau­nis­ti­ca, peg­gio­ra­men­to del­la qual­ità delle acque e aumen­to dell’erosione delle sponde. È fon­da­men­tale attuare una ges­tione pro­gram­ma­ta nel tem­po di questo habi­tat con inter­ven­ti mirati di manutenzione».

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