Gli artificieri militari recuperano gli esplosivi, visti da un bagnante. Giorgetti: «Terrorismo? Ipotesi concreta». Ventiquattro bombe inesplose ripescate da ignoti e lasciate in vista sull’isola Trimelone

Beffa da panico all’ex polveriera

06/09/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Bef­fa da pan­i­co sull’isola del Trimel­one, ex polver­iera mil­itare. Qua­si cen­to chili di esplo­si­vo, in 24 bombe e proi­et­tili, sono sta­ti abban­do­nati in bel­la vista, non si sa da chi. Appe­na si sono accor­ti del­la peri­colosa sor­pre­sa, i han­no fat­to inter­venire gli arti­ficieri; nel pri­mo pomerig­gio i resid­uati bel­li­ci sono sta­ti così por­tati via dall’isola, una lin­gua di ter­ra nelle acque davan­ti alla frazione di Assen­za. Mis­tero su chi abbia rac­colto i proi­et­tili e le bombe e le abbia dis­poste in bel­la mostra sul­la spi­ag­gia, sul lato sud dell’isolotto, qua­si a mo’ di sfi­da. Gli esplo­sivi da oltre cinquant’anni sono una minac­cia sui fon­dali dell’isola, un’ex polver­iera (vedi arti­co­lo a sin­is­tra in ques­ta pag­i­na). Bombe e proi­et­tili recu­perati sul­la spi­ag­gia era­no tut­ti in per­fet­ta effi­cien­za. Pote­vano provo­care una strage. Saba­to pomerig­gio un diportista che nav­i­ga­va all’altezza dell’isola avrebbe nota­to strani ogget­ti posti accat­a­sta­ti sul lato sud del­la spi­ag­gia, un pos­to piut­tosto recon­di­to. L’uomo avrebbe chiam­a­to dal pro­prio tele­fono cel­lu­lare il 112, seg­na­lan­do il caso. L’allarme è subito scat­ta­to alla com­pag­nia cara­binieri di Capri­no, coman­da­ta dal cap­i­tano Carme­lo Graci. L’ufficiale ha quin­di invi­a­to sul pos­to la motovedet­ta dell’Arma ormeg­gia­ta a Tor­ri, gui­da­ta dal capo equipag­gio Anto­nio Nicotera. I mil­i­tari han­no accer­ta­to che si trat­ta­va di ordig­ni bel­li­ci e han­no pianto­na­to la zona per tut­to il pomerig­gio di saba­to, la notte suc­ces­si­va, la gior­na­ta di domeni­ca e fino al pomerig­gio di lunedì la zona, impe­den­do a chi­unque di avvic­i­nar­si, in atte­sa degli arti­ficieri. L’isola del Trimel­one è, o meglio, dovrebbe essere, da sem­pre vieta­ta a sub­ac­quei, natan­ti e bag­nan­ti: zona mil­itare, peri­colosa per la pre­sen­za di ordig­ni ines­plosi. Invece, spes­so è meta di furtive gite tur­is­tiche. Infat­ti i ritrova­men­ti di ordig­ni da parte di scri­te­riati sub­ac­quei, già da molti anni, sono all’ordine del giorno. Il Comune di Bren­zone ha chiesto in modo reit­er­a­to finanzi­a­men­ti per la bonifi­ca e nel mar­zo scor­so, su pro­pos­ta dell’assessore regionale veronese Mas­si­mo Gior­get­ti, ave­va ottenu­to da Venezia 200mila euro per iniziare i lavori. Le oper­azioni di smi­na­men­to sis­tem­ati­co però anco­ra non sono iniziate. La spi­ag­gia, intan­to, è sta­ta però lib­er­a­ta dall’esplosivo deposi­ta­to a sor­pre­sa dai mil­i­tari del Boe, il nucleo boni­fiche ordig­ni esplo­sivi dell’ottavo battaglione Genio guas­ta­tori del­la Fol­go­re, di stan­za a Leg­na­go. C’erano proi­et­tili da mor­taio, una bom­ba d’aereo, due da bom­barde, una deci­na di proi­et­tili da con­traerea e infine quat­tro «bombe chimiche», riferiscono gli inves­ti­ga­tori, sen­za per ora dire di più. «In totale sono cir­ca 100 chili di esplo­si­vo», con­fer­ma l’assessore ai lavori pub­bli­ci di Bren­zone, Davide Benedet­ti. «C’è da peoc­cu­par­si a pen­sare l’utilizzo che se ne sarebbe potu­to fare». Dice il sin­da­co di Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li: «Chi ha recu­per­a­to l’esplosivo e l’ha las­ci­a­to sul­la spi­ag­gia non cre­do sia per­sona in cer­ca di sopram­mo­bili per la casa. Sen­za fare allarmis­mi, non pos­so però esclud­ere nul­la. Nem­meno che si trat­ti di qual­cuno, mag­a­ri muni­to di map­pa det­tagli­a­ta, che volesse recu­per­are le bombe per uti­liz­zarle mag­a­ri in atten­tati o azioni crim­i­nose. Da anni chiedi­amo di pot­er bonifi­care la zona», insiste il sin­da­co, «e cer­ta­mente il finanzi­a­men­to rice­vu­to da Venezia è un impor­tante pri­mo pas­so, ma non bas­ta. Qui di sol­di ce ne vogliono moltissi­mi, cir­ca 800mila euro, ed è ora che anche il gov­er­no si muo­va per finanziare un repulisti defin­i­ti­vo e com­p­lessi­vo. Non pos­si­amo asso­lu­ta­mente più toller­are questo sta­to di cose allar­mante». Nei mesi scor­si il Comune di Bren­zone ave­va chiesto fon­di anche alla Provin­cia di Verona. «Ave­va­mo domanda­to un con­trib­u­to di 6000 euro», con­clude Gia­co­mo Simonel­li, «per costru­ire una pic­co­la cen­trale eoli­ca sull’isolotto. Gra­zie al ven­to che sfer­za con­tin­u­a­mente quel trat­to di cos­ta infat­ti con­ti­amo di pro­durre l’elettricità suf­fi­ciente ad ali­menta­re alcune boe di delim­i­tazione delle acque peri­colose, a sal­va­guardia di natan­ti e bag­nan­ti. L’energia elet­tri­ca prodot­ta sarebbe in gra­do di ali­menta­re le boe lumi­nose. Ma anco­ra non se ne è fat­to nul­la». A Bren­zone è arriva­to anche l’assessore regionale alla sicurez­za e ai lavori pub­bli­ci. «Questo ulte­ri­ore e inqui­etante ritrova­men­to», ha det­to Gior­get­ti, «con­fer­ma la bon­tà del provved­i­men­to che ave­va­mo fat­to nei pri­mi mesi dell’anno e indi­ca la neces­sità di agire alla svelta con le oper­azioni di bonifi­ca. È chiaro che i 200mila euro che ave­va­mo stanzi­a­to, anche se non saran­no suf­fi­ci­en­ti, van­no spe­si al più presto almeno per iniziare a bonifi­care i pri­mi metri di fon­dale. L’acqua bas­sa di questi mesi infat­ti accen­tua anco­ra più il ris­chio. Dopo gli atten­tati dell’11 set­tem­bre non pos­si­amo più credere o sper­are che il ripescag­gio delle bombe pos­sa essere solo una bra­va­ta di qual­cuno. Ques­ta è un’ipotesi conc­re­ta, che fa accap­ponare la pelle. Ho par­la­to con il prefet­to di Verona e ho ottenu­to disponi­bil­ità a riu­nire politi­ci, forze dell’ordine, ammin­is­tra­tori comu­nali e region­ali, attorno a un tavo­lo per dare cor­so alle oper­azioni di bonifi­ca. Il tut­to entro tem­pi stret­tis­si­mi». Intan­to, per ordine del­la prefet­tura, l’intera iso­la del Trimel­one sarà cir­con­da­ta da boe che seg­naler­an­no ulte­ri­or­mente, oltre ai cartel­li già pre­sen­ti sia sul­la spi­ag­gia di Assen­za che sull’isola, il divi­eto di avvic­i­nar­si per chiunque.

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