La Provincia ha riconosciuto ufficialmente l’area naturalistica protetta del «corridoio morenico». È vietata l’alterazione ambientale di un’ampio territorio che si stende su 520 ettari

«Blindato» il verde del Basso Garda

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Di Luca Delpozzo
m.tos.

Qua­si 520 ettari di verde sono da oggi cus­todi­ti in cas­saforte a Desen­zano: non si potran­no effet­tuare lavori di sca­vo ed edilizi, cam­bio di col­ture arboree, oppure instal­lare parabole satel­li­tari con col­ori diver­si dall’abitazione, instal­lare cartel­loni e seg­nali, eseguire tagli e potature non autor­iz­za­ti e, comunque, qual­si­asi altro inter­ven­to che alteri l’aspetto este­ri­ore delle case rurali e dei boschi. Si trat­ta del grande par­co nat­u­ral­is­ti­co pro­tet­to del «Cor­ri­doio moreni­co del bas­so Gar­da bres­ciano», defin­i­ti­va­mente riconosci­u­to ed approva­to dal­la Provin­cia. L’area sot­to­pos­ta a tutela com­prende il monte Corno e il Belvedere, il Monte Croce a sud e via via fino a toc­care altre zone di verde fino alla super­stra­da Desen­zano-Cas­tiglione. Vi esistono cospicue par­ti boschive, ma anche aree colti­vate pianeg­gianti e sequen­ze di veg­e­tazione e pae­sag­gis­tiche che ne fan­no una delle porzioni più sig­ni­fica­tive del­la cos­ta del bas­so Gar­da. Il par­co riveste, inoltre, un impor­tante sig­ni­fi­ca­to geo­logi­co e mor­fo­logi­co essendo inser­i­to nell’anfiteatro moreni­co meglio rap­p­re­sen­ta­to e più este­so d’Italia, la cui tutela rico­pre un chiaro sig­ni­fi­ca­to sci­en­tifi­co oltre che ambi­en­tale. Chi ave­va già mes­so gli occhi sopra quei 520 ettari per prog­ettar­ci mag­a­ri dei res­i­dence esclu­sivi o vil­lag­gi tur­is­ti­ci seguen­do le sor­ti delle vicine Padenghe o Soiano, dovrà met­ter­si il cuore in pace: «L’interesse per questo ter­ri­to­rio — osser­va l’assessore all’urbanistica Mau­r­izio Tira — non è recente: l’ammirazione per questi luoghi è sta­ta, ed è tut­to­ra, fonte di ispi­razioni per descrizioni e rap­p­re­sen­tazioni sug­ges­tive, lega­ta ad aspet­ti anco­ra riconosci­bili nell’immagine di oggi». La zona del Monte Corno, negli anni Set­tan­ta fonte di polemiche tra ambi­en­tal­isti e «palazz­i­nari», è un sis­tema geo­logi­co di colline moreniche che si pre­sen­ta come la più varia e ric­ca di veg­e­tazione nat­u­rale, sia di àmbito lacus­tre (veg­e­tazione di tipo mediter­ra­neo), che di àmbito col­linare (veg­e­tazione mista e col­ture). «Il val­ore di ques­ta porzione di ter­ri­to­rio — riprende Tira — è forte non solo per la vari­età nat­u­rale, ma anche per la posizione rispet­to al lago e per la sua con­for­mazione che con­sente un’ampia percezione del pae­sag­gio. La stes­sa valen­za percetti­va si ritro­va lun­go le diverse linee geo­logiche che inter­es­sano la zona. Ci sono pun­ti di rifer­i­men­to ril­e­van­ti come i sis­te­mi stori­co-architet­toni­ci dell’, del castel­lo di Padenghe e del­la ». Il piano sovrac­co­mu­nale, più noto come «plis», può quin­di diventare occa­sione di «cresci­ta cul­tur­ale del­la popo­lazione riguar­do alle tem­atiche ambi­en­tali o di riap­pro­pri­azione per quan­to riguar­da le gen­er­azioni più anziane». Si dice­va delle pre­scrizioni che sono par­ti­co­lar­mente severe, sen­za tante scap­pa­toie. La Provin­cia le ha elen­cate: evitare la real­iz­zazione di nuove opere in gra­do di com­pro­met­tere le carat­ter­is­tiche di nat­u­ral­ità e fun­zion­al­ità; effet­tuare inter­ven­ti di miglio­ra­men­to eco­logi­co dei boschi e con­ser­vare gli habi­tat legati ai can­neti di spon­da ed ai bassi fon­dali; atti­vare con­trol­li e mon­i­tor­ag­gi sul­la qual­ità nat­u­ral­is­ti­ca e lim­i­tan­do i pos­si­bili impat­ti ambi­en­tali neg­a­tivi asso­ciati a modal­ità errate di pres­sione turistica.

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