Si cerca di calcolare il danno alle colture: avviato dalla Provincia un censimento immediato tramite i Comuni Groppello e Botticino 2002 saranno quasi introvabili. Si lavora per salvare la vendemmia 2003

Colpiti 600 ettari, vigneti come d’inverno

06/08/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Valtenesi

Trentac­inque minu­ti di gran­dine per cam­biare il pae­sag­gio dei vigneti del­la Valte­n­e­si come se si fos­se piom­bati in pieno inver­no. Viti spogliare non solo dell’uva, ma anche dei tral­ci, perdite in molte aziende vicine a 100%. «Sti­amo lavo­ran­do per sal­vare la del 2003», dice San­dro Redael­li De Zinis guardano le sue viti a Cal­vagese ed aggiunge che in 60 anni non ricor­da qual­cosa del genere sul Gar­da. Eppure il bilan­cio dei dan­ni alla viti­coltura bres­ciana è diver­so da quel­lo che è appar­so domeni­ca mat­ti­na ai viti­coltori bres­ciani, qua­si tut­ti tes­ti­moni agghi­ac­ciati ed impo­ten­ti del­lo scem­pio del loro lavoro che si sta­va com­pi­en­do. Alla val­u­tazione rel­a­ti­va­mente (molto rel­a­ti­va­mente) più paca­ta delle ore di ieri, nell’incrociarsi delle infor­mazioni, qualche pic­co­lo mira­co­lo si è pure reg­is­tra­to. La ter­ri­bile riga drit­ta che unisce Roden­go a Lazise, ha risparmi­a­to qual­cosa. Qualche grap­po­lo si è sal­va­to anche ai mar­gi­ni dell’inverno. Ci si adopera per far­lo mat­u­rare fino a vendem­mia. Poca cosa e soprat­tut­to di qual­ità non cer­to mem­o­ra­bile. Intan­to che si fan­no i con­ti si fa stra­da la con­sapev­olez­za che il dan­no peg­giore è altro: per pro­dut­tori di qual­ità è ter­ri­bile stare fuori dal mer­ca­to per un’intera anna­ta e, almeno in parte anche oltre. Si devono stu­di­are con rapid­ità i modi (e soprat­tut­to i tem­pi bre­vi) per far soprav­vi­vere le aziende come imp­rese. San­dro Redael­li dice che il pri­mo modo, che abbi­amo tut­ti, è quel­lo di com­prare il delle aziende col­pite. Quel­lo che è già in can­ti­na, s’intende. Anche Michele Scarpari di Bot­ti­ci­no chiede di non abban­donare il Bot­ti­ci­no, per­chè in can­ti­na ce n’è di due annate eccel­len­ti. Poi qual­cosa di imme­di­a­to lo pos­sono fare le banche, che han­no la rapid­ità per far­lo, ero­gan­do presti­ti per la ripresa. Nel frat­tem­po si deve muo­vere la più lenta macchi­na del­la dichiarazione del­lo sta­to di calamità nat­u­rale e degli aiu­ti pub­bli­ci. Delle lentezze sa bene l’assessore regionale Viviana Becca­los­si che promette pro­ce­dure d’urgenza. C’è già, dice l’assessore provin­ciale Man­tel­li, il mod­u­lo nei comu­ni per seg­nalare i dan­ni alle col­ture ed alle strut­ture. Si farà a tem­po di record, promette per trasmet­tere la doc­u­men­tazione a e poi subito a Roma. Ma non ci accon­tenti, avverte l’Unione agri­coltori, di ris­ar­cire il rac­colto. Il dan­no, come abbi­amo già nota­to, va ben oltre. Men­tre nei comu­ni si riem­pi­ono i mod­uli, abbi­amo cer­ca­to di chiarire l’entità del dis­as­tro almeno per quan­to riguar­da i vigneti, ma ci sono serre bucherel­late, stoc­chi di mais denudati, 200 mila piante di oli­vo col­pite dal­la gran­dine con la perdi­ta qua­si cer­ta di 500 ton­nel­late di olio. Per quan­to riguar­da la vite, la zona più col­pi­ta in per­centuale (ma è anche la più pic­co­la) è il Bot­ti­ci­no. Dice il pres­i­dente del Con­sorzio Michele Scarpari che si è sal­va­ta solo qualche vite in comune di Rez­za­to. I 100 ettari di Bot­ti­ci­no e Caion­vi­co reg­is­tra­no perdite dell’80%. Un dan­no qual­i­ta­ti­va­mente ingente lo ha subito il Gar­da. Sono 400 gli ettari di vigna col­pi­ti in ele­va­ta misura. Se fos­se il 100% sareb­bero 4 mil­ioni di bot­tiglie sparite dal mer­ca­to. Dis­as­trosa la situ­azione nelle aziende di Redael­li a Cal­vagese, di Avanzi a Pueg­na­go, del pres­i­dente dell’Ente vini Pancera pure a Pueg­na­go o a Costari­pa, gioiel­lo dei Vez­zo­la. Si è sal­va­to però il bas­so Gar­da così che il pres­i­dente del Con­sorzio più col­pi­to, quel­lo del Gar­da Clas­si­co che è Diego Pasi­ni, sti­ma nel pur altissi­mo 50% la perdi­ta nel­la zona. Un 50%, media crudele, che sta per qual­cuno tut­to, per altri nul­la. Ma questo sug­gerisce il rime­dio di allentare le redi­ni nel­la ven­di­ta delle uve, pro­prio per sal­vare le aziende, vis­to che l’uva è per­sa. Nell zona è enorme il dan­no agli ulivi. La pro­duzione sarà assi­cu­ra­ta solo dall’Alto Lago, su fino a Cam­pi­one. Sal­vo total­mente il Lugana, come assi­cu­ra Pao­lo Fabi­ani che pre­siede quel Con­sorzio che non era affat­to tran­quil­lo per il nuo­vo allarme pre­vis­to per la notte scor­sa. In Fran­ci­a­cor­ta i dan­ni sono con­cen­trati ad est. «A Gus­sa­go e Roden­go, è come si fos­se pota­to», assi­cu­ra il tec­ni­co del Con­sorzio Fran­ci­a­cor­ta Cam­postri­ni. Meglio (si fa per dire) del temu­to, con 100–150 ettari per­si su 1.800 totali. Dan­ni però per moltissime aziende che da quelle zone non attig­er­an­no le uve, soprat­tut­to rosse, di pregio.

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